sabato 30 marzo 2019

Gli architetti dell'utopia

Gli architetti dell'utopia

Il ripudio dell'ornamento e di una concezione dell'architettura attenta solo alle esigenze dei nobili improntò la ricerca di alcuni architetti attivi nella Francia solo nel XX secolo con il movimento del Modernismo e del Bauhaus. 

Boullée: il valore simbolico dell'architettura


Etienne-Louis Boullée. Progetto di un cenotafio per Isaac Newton. 1784. Veduta Notturna 


Etienne-Louis Boullée- Projet d'une Métropole. 1781-1782. 



Etienne-Louis Boullée (1728-1799). Ma nelle biblioteche, nei circhi, nei mausolei da lui disegnati si faceva strada un'idea di architettura come combinazione di elementi essenziali (la sfera, la piramide, il cubo, il cilindro), un spirito di grandiosità che doveva rinverdire l'impatto monumentale delle costruzioni tardoromane.  
La ciesa metropolitana (1781-1782), all'esterno contraddistinta da una cupola che si eleva al di sopra di quattro porticati classicheggianti, con i quali non stabilisce alcuna particolare relazione, all'interno connotata dalle dimensioni eccezionali. 
Il sepolcrale celebrativo, il cosiddetto Cenotafio di Newton, costituito da un'enorme sfera elevantesi su una struttura circolare, crcondata all'esterno da file di alberi disposte su diversi livelli e all'interno, a parte la presenza del sarcofago, completamente vuota. Piccole aperture avrebbero permesso l'illuminazione, con effetti di particolare suggestione. Si tratta in ogni caso di strutture dotate di valore più simbolico che funzionale. 

L'architettura come essenzialità geometrica in Ledoux


Claude-Nicolas Ledoux. Rotonde della Villette. Parigi. 1785-1789


Claude-Nicolas Ledoux (1736-1806) riuscendo, a realizzare i caselli daziari lungo la cinta di Parigi (dal 1784) secondo forme elementari. 
Le saline reali di Arc-et-Sanas, in cui la fabbrica è circondata da una vera e propria città su pianta ellittica. I disegni particolareggiati per i singoli edifici della sua città ideale, pubblicati in un libro, L'Architettura considerata in rapporto con l'arte, i Costumi e la Legislazione, che comparve nel 1804.
Troviamo, i progetti per le abitazioni, previste tutte isolate l'una dall'altra, e per gli edifici pubblici di Chaux (la Borsa, la Casa dell'educazione, l'Ospizio destinato ai viaggiatori, un Ginnasio a porticci per la cultura fisica e lo svago, un edificio commemorativo in onore del genere femminile eccetera). 
Il Cimitero di Chaux assomiglia alle catacombe, costituito da una serie di gallerie sotterranee che finiscono in un grande spazio sferico del diametro di una settantina di metri.
La sfera, all'interno non contiene nulla e non serve ad alcuno scopo, neppure per cerimonie funebri: è quinndi un simbolo del "nulla estremo", della vanità del tutto, o dell'infinito. Ciò vale anche per l'esterno dove nessun albero e nessun prato fiorito sono previsti per rendere meno desolato il paesaggio. 
Negli edifici residenziali compaiono spesso le colonne e gli archi; ma di tanto in tanot si trovano soluzioni ispirate a un vero culto della geometria, come accade nell'officina del bottaio, un cubo con il prospetto decorato da giganteschi cerchi concentrici. 
L'obiettivo fondamentale delll'utopia di Ledoux era quello di creare una città idealedove l'ultimo potesse trovare stimolanti occasioni di lavoro e diventare un cittadino onesto e rispettabile, alieno da ogni disordine. 

giovedì 28 marzo 2019

L'Architettura visionaria e utopica. Giovanni Battista Piranesi, tra filologia e amplificazione

L'Archittettura visionaria e utopica

Giovanni Battista Piranesi, tra filologia e amplificazione


Giovanni Battista Piranesi. Santa Maria del Priorati di Malta. 1764. Roma 


Nato a Venezia, Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) si trasferì a vent'anni a Roma. In quella che era allora la capitale mondiale delle arti, Piranesi realizzò delle serie di incisioni caratterizzate da una profonda perizia filologica da cui dipendere una scrupolosa ricostruzione dei motivi decorativi e stilistici dell'Antichità: i Capricci (o Grottechi) del 1745, le Vedute di Roma, del 1748-1775, le Anticità romane del 1756, le Carceri d'invenzione del 1760. 
I titoli stessi di queste opere, dimostrano però quanto l'artista fosse attratto, dalla licenza delle deviazioni rispetto alle norme, delle contaminazioni stilistiche anche ardite. Egli, vedeva nell'Antichità non un mondo idedale, perfetto ed immutabile, come tendevano a fare tant sgomenti teorizzatori del Neoclassicismo, ma un periodo movimentato anche in maniera drammatica, folto di luci e ombre. 
Una progressione enfatica e magniloquente fa si che egli nella sua opera incisoria alteri le proporzioni degli edifici e che scelga prospetive tali da evidenziare la massiccia solidità delle mura e la novità piovosa degli ambienti interni, così smisurati da sottolineare, per contrasto, la piccolezza delle figure umane. Alla base di una simile modalità di intendere l'antico sta soprattutto lo sbiigottimento dell'artista di fronte a un passato che appare talmente ineguagliabile da non poter essere rivissuto, ma solo rievocato nelle sue gigantesche ed impossibili rovine.
Parere sull'architettura (1765), Piranesi sostiene che l'architettura etrusca e quella romana fossero riccamente decorate, ciò attracerso tavole im cui le facciate degli edifici sono totalmente coperte di ornamenti. 
Nell'unica opera da lui realizzata, la ristrutturazione del complesso che comprendeva la Piazza, la Villa e la piccola Chiesa di Santa Maria del Priorato di Malta sull'Aventino (dal 1764), la particolare visione dell'antichità emerge nel proliferare di emblemi, targhe, trofei di armi che campeggiano sul muro di cinta della piazzetta, senza che sia sempre facile disinguere i motivi pagani. e quelli cristiani.

mercoledì 27 marzo 2019

L'architettura neoclassica.

L'ARCHITETTURA NEOCLASSICA


Leon von Klenze. Walhalla, 1830-1842. Germania 


Gli ideali neoclassici, così rivolti, al miglioramento delle condizioni di vita di un'umanità che si voleva rinnovata, si manifestarono anche nell'ambito urbanistico. 
Gli sviluppi economici in corso sin dalla fine del XVIII secolo, collegati a fatti politici fondamentali come la Rivoluzione francese,determinarono la nascita di nuove classi sociali e in particolare la presa del potere da parte della borghesia. 
I teatri, le accademie, i luoghi di ritrovo all'aperto come le piazze monumentali, i mercati, gli ospedali, costituiscono altrettante tipologie edilizie che si impongono nelle città. In tutti questi casi gli architetti fanno ricorso al linguaggio neoclassico, grazie al quale il repertorio della classicità viene ripreso. coem pretesto per semplificazioni formali e al tempo stesso come nobilitazione di funzioni e di usi la cui importanza viene riconosciuta proprio per le necessità collettive. 
Per quanto riguarda l'urbanistica, i monumenti non fanno più da sfondo alle ampie prospettive dei viali e dei parchi, ma ne costituiscono il centro ideale. Si pensi alla romana. Si pensi alla romana piazza del Popolo ideata da Giuseppe Valadier, a Parigi, al vasto insieme urbano che dal Louvrem attraverso i giardini delle Tuileries, Place de la Concorde e gli Champs-Elysées, giunge fino all'Etoile. 
Il movimento ebbe effetivamente un carattere mondiale, trovando ovunque un carattere mondiale, trovando ovunque declinazioni particolari proprio in ambito architettonico, per esempio nelle Americhe e nei Paesi asiatici. 

martedì 19 marzo 2019

Il primo quattrocento a Firenze e in Toscana. Jacopo della Quercia

IL PRIMO QUATTROCENTO A FIRENZE E IN TOSCANA

Jacopo della Quercia

Un'interepretazione personale del Rinascimento fiorentino

Il senese Jacopo della Quercia (Siena 1371/74-1438) seppe armonizzare la propria formazione gotica, avvenuta a contatto con l'arte senese e d'oltralpe, con un'interpretazione personale del Rinascimento fiorentino. 

Il Monumento funebre di Ilaria del Carretto





Jacopo della Quercia. Monumento funebre di Ilaria del Carretto, 1406-1407. Duomo di San Martino. Lucca

Il Monumento funebre di Ilaria del Carretto (1406-07), ordinato da Paolo Guinigi, signore di Lucca, in onore della seconda moglie morta nel 1405. 
La struttura deriva da esempi del Gotico Internazionale borgognone (Tomba di Filippo l'Ardito di Claus Sluter): la defunta, riccamente abbigliata e descritta con naturalezza, giace su un catafalco e ai suoi piedi è disteso un cagnolino, simbolo della fedeltà. 
Ciò che è nuovo è la teoria dei turgidi putti reggifestone chhe corre lungo i fianchi del monumento, certamente reciproca dai sarcofaghi antichi. 

La Fonte Gaia di Siena



Jacopo della Quercia. Acca Larentia. Fonte Gaia. Siena 1414-1418


Jacopo della Quercia. La Sapienza, Fonte Gaia, Siena. 1414-1418

La Fonte Gaia, scolpita tra il 1414 e il 1418 per la piazza del Campo di Siena ed oggi ridotta in frammenti e conservata nel Palazzo Pubblico. 
L'opera aveva una forte connotazione civica: il parapetto che copriva su tre lati la fonte, e collocata a livello del pavimento, era decorato da Storie della Genesi, Angeli, Virtù e dalla figura della Vergine al centro e quindi sormontato dalle staatue di Rea Silva e di Acca Larentia madre e nutrice di Romolo e Remo, considerati dai senesi i mitici fondatori della città. 
Le figure a rilievo sul progetto emergono senza schemi sulla superficie, raggiungendo esiti di notevole classicismo.
Acca Larentia, figura vitale di madre, dal nudo palpitante e morbidamente descritto, alla quale Jacopo riesce a infondere, con mezzi assolutamente gotici, un senso tuto classico. 

I rilievi del Portale maggiore di San Petronio



Jacopo della Quercia. Portale Maggiore di San Petronio. Bologna 


Formella della Creazione di Eva. Portale Maggiore di San Petronio. Bologna 


Vitalismo e moviimento caratterizzano con una cadenza completamente nuova l'ultiam opera di Jacopo della Quercia (che alla fine degli anni Venti aveva partecipato alla decorazione del Fonta Battesimale di Siena): i rilievi delle Storie della Genesi e Storie della Giovinezza di Cristo del Portale Maggiore di San Petronio a Bologna, rimasto incompiuto per la morte dello scultore (1438).
Lasciate da parte le delicatezze tardogotiche Jacopo mette in scena figure delicate, cariche di una forza che sta per esplodere di movimenti trattenuti a stento. 
Nudi erculei potentemente espressivi e panneggi rigidi occupano interamente le scene che non hanno quasi ambientazione. 

sabato 16 marzo 2019

Il primo quattrocento a Firenze e in Toscana. Lorenzo Ghiberti

IL PRIMO QUATTROCENTO A FIRENZE E IN TOSCANA

LORENZO GHIBERTI 

La mediazione tra Gotico Internazionale e Rinascimento



Lorenzo Ghiberti. San Giovanni Battista. 1412-16


Lorenzo Ghiberti. Porta Nord del Battistero di Firenze. 1401-1424


Lorenzo Ghiberti. Crocifissione


Lorenzo Ghiberti. Flagellazione 






Orafo, scultore pittore di vetrate e architetto Lorenzo Ghiberti (Firenze 1378-1455), svolse a Firenze un ruolo di primo piano nella mediazione tra la cultura del Gotico Internazionale, e quella del Rinascimento, edificando un linguaggio elegante, pacato, ricco di preziosità cortesi ma capace di tenere presenti le novità dell'arte di Brunelleschi e di Donatello. 
Esemplare ddella sua apertura al Gotico Internazionale è la Statua di San Giovanni Battista in bronzo per una delle nicchie esterne di Orsanmichele, caratterizzata dalla posa di hanchement, da un fluente e ritmico panneggio e da particolari raffinatissimi come la resa della barba e del vello. 

La seconda porta del Battistero di Firenze

Dal 1403 al 1424 Ghiberti attese, alla realizzazione della seconda porta del Battistero di Firenze (la prima era stata realizzata da Andrea Pisano negli anni 1330-1336), per la quale aveva vinto nel 1401 il concorso bandito dall'Arte della Calimala. 
Essa è composta da ventotto formelle lobate con la raffigurazione delle storie della vita di Cristo, i Padri della Chiesa e gli Evangelisti. 
Il lunghissimo arco cronolgico dell'esecuzione permette di seguire Ghiberti nella sua evoluzione da forme più prettamente cortesi, come nella Crocifissione, a forme maggiormente rinascimentali, come nella Flagellazione, caratterizzata da una chiara impaginazione spaziale della scena e di spunti classici (il corpo del Cristo flagellato) calati in un contesto sereno e pacato, antidrammatico. 
Condotta a termine la porta con le storie del Nuovo Testamento, l'Arte della Calimala decise di affidargli nel 1425 anche la terza porta del Battistero, dedicata alle Storie dell'Antiico Testamento, che, terminata nel 1452, sarebbe stata ribattezzata da Michelangelo Porta del Paradiso. 

La Porta del Paradiso


Lorenzo Ghiberti. Porta del Paradiso. Porta orientale del Battistero di Firenze. 1425-1452


Lorenzo Ghiberti. L'incontro tra Salomone e la regina di Saba


Lorenzo Ghiberti. Storie di San Giuseppe







Secondo il programma steso da Leonardo Bruni, la porta avrebbe dovuto presentare ventotto formelle entro compasso  gotico, raffiguranti ciascuna una storia dell'Antico Testamento. 
Con un mutamento di programma, si decise di realizzare solo dieci formelle quadrate, che riunissero diveersi epiisodi veterotestamentari: alcuni di essi furono scelti con il preciso intento di tracciare una rilettura della storia della salvezza, condotta alla luce della tradizione patristica latina e greca. 
Il nuovo programma iconografico fu dettato da Ambrogio Traversari, colto generale dell'Ordine camaldolese molto legato a Cosimo il Vecchio, conoscitore del greco e uno dei principali fautori della riunificazione della Chiesa greco-ortodossa a quella romana, sancita nel 1439 proprio a Firenze. A tale espisodio fa riferimento la formella raffigurante l'Incontro della regina di Saba con Salomone (allusivi la prima alla Chiesa d'Oriente e il secondo della Chiesa d'Occidente). 
Alla complessità di significati (religiosi, politici, culturali) richiesti del nuovo programma iconografico, Ghiberti rispose con un linguaggio coltissimo, carico di citazioni dell'antico e nel contempo raffinato e pacato. 

I Commentari di Lorenzo Ghiberti

Opera della tarda età di Ghiberti, i Tre Commentari, si presentano come un coacervo di memorie autobiografiche, considerazioni di carattere tecnico e notizie di cronaca, secondo il modello della letteratura memorialistica fiorentina nata nella seconda metà del Trecento, Così, inaugurano due generi di grande fortina: quello dell'autobiografia artistica, fondata sulla nascita delle proprie opere, e quello della biografia artitica, intesa neel senso attuale del termine, storia della vita di un maestro attraverso la sua produzione. 
Nelle biografie degli artisti trecenteschi riunite nel secondo Commentario, Ghiberti riferisce solo ciò che ha veduto, fornendo una messe straordinaria di notizie di prima mano esponendosi quindi come fonte di maggior credibilità nella storia dell'arte toscana del XIV secolo.

giovedì 14 marzo 2019

Il primo quattrocento a Firenze e in Toscana. Michelozzo

IL PRIMO QUATTROCENTO A FIRENZE E IN TOSCANA

La mediazione tra Gotico Intenrazionale e Rinascimento



Lorenzo Ghiberti. San Matteo. Orsanmichele. 1419-1422

Non ci fu una conversione di massa alle novità di Brunelleschi, Donatello e Masaccio, che artisti e committenti percepirono all'inizio come troppo radicali: non va dimenticato che, nel 1423, mentre Brunelleschi lavorava alla Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, mentre Donatello scolpiva la statua di Abacuc per il campanile di Giotto e mentre Masaccio comnciava la sua rivoluzionaria attività pittorica, la fiabesca Adorazione dei Magi dipinta da Gentile da Fabriano per Palla Strozzi trovava a Firenze un'accoglienza entusiastica. 
Un ruolo particolarmente importante svolsero quegli artisti che furono capaci di accordarlo con la tradizione gotica, rendendolo quindi più gradito al pubblico. 
Lorenzo Ghiberti, uno degli artisti maggiormente apprezzati a Firenze nella prria metà del secolo, in grado di armonizzare le proprie premesse terdogotiche con le novità rinascimentali, E' il caso del San Matteo che Ghiberti scolpisce per una delle nicchie di Orsnmichele, successivo alle innovative creazioni di Donatello per la stessa destinazione: pur mantenendo una posa in hanchement tipicamente gotica, l'elegante struttura ghibertina rivela una forte componente di naturalismo - di ascendenza donatelliana - nel volto dell'Evangelista e nell'avvolgente panneggio studiato dal vivo. 

MICHELOZZO



Michelozzo. Palazzo Medici-Riccardi. 1444. Firenze 



Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi (Firenze 1396-1472) fu anche scultore con Donatello, realizzò il monumento dell'antipapa Giovanni XXIII nel Battistero di Firenze e, coniatore di monete. Il linguaggio, basato su una intelligente mediazione tra l'opera di Brunelleschi e la tradizione medievale fiorentina, 
Architetto ufficiale dei Medici, Michelozzo guidò duue dei maggiori cantieri finanziati da Cosimo il Vecchio: quello del Cemento di San Marco (1437-1444) e quello di Palazzo Medici in via Larga, destinato a divenire il modello del palazzo signorile fiorentino. 

Palazzo Medici

Esso fu affidato a Michelozzo nel 1444. 
Per avere un'idea dell'originario progetto michelozziano, dobbiamo tenere presente che il palazzo subì, nel corso dei secoli, alcune sostanziali modifiche (nel XVII secolo fu tra l'altro allungato su entrambi i lati): esso era di forma cubica, assai compatto, ma alleggerito da una loggia d'angolo (chiusa nel Cinquecento). 
Distinto da fasce marcapiano a dentelli, l'esterno si presenta rivestito da bugnato: a renderlo meno solido e pesante è l'idea di guadagnare l'uso del bugnato nei tre piani diminuendone l'aggetto verso l'alto. 
All'interno, si articola intorno al cortile centrale, nel quale sono accostati con disinvoltura elementi classici ed elementi medioevali: il piano inferiore è costituito da un portico su colonne, al di sopra del quale corre un alto fregio con tondi raffiguranti gli stemmi medicei e riferimenti tratti dall'antico; il piano nobile è invece caratterizzato da un paramento in muratura con bifore che riprendono quelle delle'esterno, sulla sommità si apre, infie un'elegante loggia trabeata. 

mercoledì 13 marzo 2019

Masaccio. Masaccio e Masolino nella Cappella Brancacci

MASACCIO

Masaccio e Masolino nella Cappella Brancacci

L'intricata vicenda storica della Cappella Brancacci


Cappella Brancacci


Masolino da Panicale. Adamo ed Eva dell'Eden. 1424-1425


Masaccio. Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso. 


Masaccio. Il tributo


Masolino. Guarigione dello storpio e resurrezione di Tabita. 1425


La distribuzione dei beni. 1426-1427


Masaccio. San Pietro risana gli infermi con la propria ombra. 1426-1427










La decorazione della Cappella voluta nella Chiesa fiorentina del Carmine da Pietro Brancacci; fu commissionata a Masolino e a Masaccio nel 1424 da Felice Bran<cacci. 
I due dovettero mettersi al lavoro assai presto e quando, tra il 1426 e il 1427, Masolino lasciò Firenze per recarsi a lavorare in Ungheria, Masaccio portò avanti da solo l'impresa. 
La morte di Masaccio nel 1428 a Roma, e l'esilio di Brancacci, fecero si che la cappella - della quale erano statifino ad allora realizzati la votla con gli Evangelisti, tutta la parete di fondo e i due registi superiori delle pareti laterali (lunettoni compresi) con le Storie di San Pietro, Adamo ed Eva nell'Eden e la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso - rimanesse incompiuta fino al 1481, quando Filippino Lippi completò le storie del registo inferiori delle pareti laterali. 
Nel frattempo, nel 1460, i Carmelitani avevano fatto trasportare sulla parete di fondo la tavola duecentesca della Moadonna del Popolo, distruggendo l'affresco con il Martirio di San Pietro. 
Nel 1746-48, quando la volta venne rialzata e decorata da nuovi affreschi portando alla distruzione dei lunettoni e delle vele della volta quattrocentesca. 
Alle trasfoormazioni subite dalla cappella, si agiunse nel 1781 la disgrazia di un incendio, che annerì la cromia degli affreschi, riportati alle squillanti tinte originarie solo dopo l'ultimo restauro. 

La disposizione degli affreschi di Masaccio e Masolino

Le Storie di San Pietro sono affrescate sulle tre pareti delle cappelle, inquadrate da una finta architettura a paraste corinzie; la loro organizzazione prospettica è pensata, con un unico punto di vista, per uno spettatore fermo al centro della cappella. 

Masaccio e Masolino a confronto

Signi

ficativo è il raffronto istituibile tra Adamo ed Eva nell'Eden di Masolino e la Cacciata di Adamo ed Eva dell'Eden di Masaccio. 
Le eleganti figue dipinte da Masolino. I loro gesti e le espressioni non tradiscono la minima profondità psicologica. 
I progenitori di Masaccio, pogggiano invece saldamente sul terreno, plasticamente rilevati e colpiti da una livida luce, che ne proietta le ombre. Adamo ed Eva esprimono, pur con gesti contenuti di disperazione e di vergogna, un dolore profondamente umano. La conoscenza della statuaria antica, è sempre passata al vaglio dello studio del 'naturale'. 
Le differenze tra i due artisti si manifestano nelle scene più complesse: la Guarigione dello storpio e la Resurrezione di Tabita di Masolino e il Tributo della moneta di Masaccio. 
La prima storia: Masaccio rompe l'unità della scena, creando diversi gruppetti autonomi di elegantissime figure, pacati attori del dramma sacro. Colori brillanti e una luce soffusa e delicata rasserenano ulteriormente la scena. 
Il Tributo di Masaccio (dal Vangelo di Matteo, 17, 24-27; Cristo invia Pietro al mare, al centro, Pietro trova la moneta nella bocca del pesce, a sinistra Pietro paga il gabelliere) intorno alla figura di Cristo, centro morale e fisico, circondato dal gruppo degli Apostoli disposto a esedra. Dietro di loro si apre un profondo paesaggio, al quale sono applicate con grande cura le regole prospettiche (rusultano scorciati gli alberi, le montagne e le stesse nuvole). 
Luce ed ombre definiscono paesaggio ed architetture e torniscono le figure, sbalzandole in superficie. 

L'evoluzione di Masaccio negli ultimi affreschi dipinti 

L'approfondimento della realtà raggiunge esiti straordinari nelle scene dedl registro inferiore della parete di fondo: la Distruzione dei beni e San Pietro risana gli infermi con la sua ombra. 
In esse Masaccio attualizza la storia sacra, ambientandola nelle strade di Firenze, della quale mette in risalto, pur nell'infermità e nella povertà, una straordinaria e paradigmatica dignità umana 

lunedì 11 marzo 2019

Masaccio

MASACCIO


Masaccio. Trittico con Madonna in trono e Santi. 1422

L'uomo come centro fisico e morale della pittura

La rivoluzionaria attività di Masaccio, terzo padre riconosciuto del Rinascimento si circoscrive, dal 1422, anno in cui termina la prima opera pervenutoci dal 1428, quando muore in circostanze sconosciuta a Roma. 
Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio (1401-1428), giunge a Firenze giovanissimo nel 1417 da San Giovanni Valdarno e stringe subito amicizia con Brunelleschi e Donatello, aderendo entusiasticamente ai primi fermenti rinascimentali. 
Masaccio dà corpo ad una nuova pittura, della quale l'uomo è centro fisico e morale, figura dotata di sentimenti e di passioni e caratterizzata da un corpo solido descritto sulla scorta della lezione dell'antico e dello studio dal vero. 
La base dell'arte di Maasccio è costituita da una geniale rilettura della pittura di Giotto, e dallo studio delle opere di Donatello e di Nanni di Banco. 

Le prime affermazioni della pratica massaccesca


Masaccio e Masolino da Panicale, Sant'Anna Mettèrza. 1424


La poetica massaccescaappare già manifesta in quella che è la prima opera nota del pittore: il giovanile trittico di San Giovenale (Regggello, presso Cascia) del 1422, in cui lo spazio appare già unificato prospeticamente e le figure sono solidamente costruite. 
Sant'Anna con la Madonna e il Bambino (Sant'Anna Mettérza) degli Uffizi, databile al 1424. 
Si tratta della prima opera che vede collaborare Masaccio e il più anziano Masolino da Panicale, artista di formazione gotica intternazionale: non ci sono note le ragioni del loro sodalizio, destinato a rinnovarsi nella realizzazione dagli affreschi della Cappella Brancacci (1424-28) e motivo della chiamata di Masaccio a Roma nel 1428.
La Madonna con il Bambinno e l'anelo reggicortina in alto a destra, dipimti da Masaccio, sono modellati con un ampio uso di ombre e con un effetto plastico, scultoreo: energica, volitiva e consapevole, la Madonna tiene fermo per una gamba il piccolo Gesù, che è caratterizzato come un bambino vero e vivace. 
La Sant'Anna e gli angeli reggicortina di Masolino, sono dipinti con grande attenzione alla linea fluida, alla delicatezza degli incarnati ed alla prezosità degli accordi cromatici, ma stentano ad emergere dal fondo. 

Il Polittico del Carmine di Pisa (1426)


Masaccio. Madonna col Bambino. 1426


Masaccio, Crocifissione, 1426


Masaccio. Sant'Andrea, 1426


Masaccio, L'Adorazione dei Magi. 1426





Il Polittico del Carmi dei Pisa, commissionato a Masaccio nel 1426 da ser Guglielmo di Colino degli Scarsi per la propria cappella di famiglia intitolata ai Santi Giuliano e Nicola da Bari.
La tavola centrale del Polittico: ossia su un trono marmoreo, la Vergine s china pensosa sul Bambino intento con avidità a manigare gli acini di un grappolo d'uva che la Madre tiene nella mano. 
Umanissima è la descrizione del rapporto madre-figlio, come assai reale è la resa fisica delle figure, i cui volumi sono esaltati da una lucce calda, solare, che Masaccio fa riverberare dal fondo oro della tavola, tresformato in specchio luminoso. Il tema sacro viene profondamente umanizzato, con in questi anni Masaccio va facendo sule pareti della Capella Brancacci. 

La Trinità di Santa Maria Novella


Masaccio, La Trinità, 1426-1428


Tra il 1426 del Polittico del Carmine e il 1428, anno in cui Masaccio parte alla volta di Roma, per dipingere con Masolino nella Chiesa di San Clemente, datato: l'affresco raffigurante la trinità, dipinto in Santa Maria Novella. 
L'architettura, chiaramente esemplata su quella delle opere brunelleschiane, tanto che spesso lo si è attribuita il progetto o alla esecuzione di Filippo: Msaccio dipinge un vano coperto da una volta a botte a lacunari, introdotto da un arco poggiante su colonne ioniche e affiancato da due colonne corinzie. 
L'uso ardito delle regole prospettiche ai fini illusionistici rende quest'architettura assolutamente reale, scorciata dal basso in relazione ad un osservatore con gli occhi all'altezza del ripiano su cui poggiano i due committenti. 
Le regole della prospettiva, applicate anche alle figure di Maria e di San Giovanni dipinte in forte scorcio, vengono meno in quelle del Padre Eterno e dell'umanissimo Cristo crocifisso: una licenza, a voler dire che el figure divine devono forzatamente sfuggire alle regole della visione ottica e prospettica, ed un artificio, che permette alle due figure centrali del dipinto, di apparire più icombenti e solenni. 

sabato 9 marzo 2019

Donatello. La tecnica della fusione a cera persa

DONATELLO

La tecnica della fusione a cera persa







Giuditta e Oloferne. Donatello. Palazzo Vecchio


Una tecnica antica

La tecnica della fusione a cera persa con anima di argilla passò, dall'Egitto alla Grecia, dove, a Samo, nella prima metà del VI secolo a.C: operavano gli scultori Rhoikos e Theodoros, i primi fonditori greci di statue di bronzo. Essa divenne la tacnica guida della scultura greca calssica, perfezionandosi ulteriormente in età ellenistica e a Roma. 
Con il Medioevo, si persero molte delle conoscenze tecniche necessarie per le grandi fusioni che divennero piuttosto rare: quando a Firenze si decise di ornare il Batistero di porte bronzee, si dovette ricorrere ai fonditori veneziani, al corrente della tecnica bizantina, per realizzare i modelli di Andrea Pisano. 
Per tutto il Quattrocento, la fusione a cera persa fu realizzata con metodi piuttosto primitivi, motivo per cui alla fusione seguivano sempre tempi lunghissimi di 'rinettatura' a freddo. 

Il procedimento tecnico

La tecnica della fusiione a cera persa (utilizzata per tutto il XV e per buona parte del XVI secolo) prevede le seguenti tappe: 
1. Il modello viene preparato plasmando la cera direttamente un nucleo di argilla provvisto di armaturaa interna in ferro, per evitare rotture; 
2. Una volta compiuto, il modello viene coperto da uno strato di argilla (forma), provvisto di un sistema di canali per far defluire la cera e di sfiatatoi per la fuoriuscita di aria e vapore di fusione, armato e fissato al nucleo di terra coon chiodi di metallo; 
3. La cottura di questa massa in forno provvede all'eliminazione della cera attraverso i canali e al consolidamento del nucleo e della forma;
4. Nell'inntercapedine creatasi viene gettata la lega di metallo fusa, che solidificandosi, riproduce il modello del cavo della forma;
5. La forma e il nucleo vengono rimossi, i canali eliminati e la scultura rifinita.

Il metodo qui descritto è chiamato tecnica diretta. 
Esiste un metodo più perfeziionato, elaborato in Età ellenistica, il recupero del modello in argilla e la sua riproduzione in serie: della tecnica indiretta, che verrà ripresa dal modello in argilla clachi di gesso a tasselli (in pezzi smontabili) ricomposti a parte. 

mercoledì 6 marzo 2019

Firenze: la svolta rinascimentale. Donatello

DONATELLO

Studio dell'antico e sensibilità moderna




Tabernacolo dell'Annunciazione. 1435. Donatello. Firenze



Donatello. Creazione di Eva. 1405-1407






Amico di Brunelleschi e di Masaccio, Donato di Niccolò di Betto Bardi detto Donatello (1386-1466), partecipa da grande protagonista alla civiltà del Rinascimento condividendone profondamente gli ideali e le innovazioni tecniche, a sperimentare in un opera la prospettiva (centrale). 
La sua lunga attvità presenta contiinui scarti, in cui lo scultore passa da sentire aspirazioni di sereno classicismo ad espressioni di violenta drammaticità. 
Fa della scultura il mezzo per riflettere sule grandi verità umane: le materie più varie dal marmo al legno, alla terracotta, allo stucco policromo, al bronzo, vengono piegate ai fini espressivi dello scultore. 
Può essere esemplificativa la Creazione di Eva oggi al Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, probabilmente, in origine, parte di un altare. 
Si tratta di una terracotta vetrinata, coperta da un leggero strato di vivere ceramica: una tecnica rara, anticipatrice di quella utilzzata anni dopo da Luca della Robbia, tramite la quale Donatello riesce ad ottenere una resa morbida e cedevole delle carni, che carica di tenerezza e di umanità l'interpretazione di questo episodio biblico. 

Un confronto significativo: i crocifissi di Brunelleschi e Donatello





Filippo Brunelleschi. Crocifisso. 1410-1415. Firenze. Santa Maria Novella




Donatello. Crocifisso. 1406-1408. Santa Croce





I due Crocifissi scolpiti da Donatello per Santa Maria Novella a Firenze. 
Le due croci furono scolpite a distanza di qualche anno l'una dall'altra. Perfettamente inscrivibile in un quadrato, il Cristo di Brunelleschi è un'immagine di assoluta naturalezza, dalla grande precisione anatomica. Delicato ed elegante, proporzionato ed armonioso, esso traduce in immagine la divinità: quello che Brnelleschi vuole rappresentare è "Cristo crocifisso visto come un uomo morto per un ideale alto e sacro. Si tratta, probabilmente, della prima opera rinascimentale della storia dell'arte". 
Il cristo di Donatello è volutamente sgraziato e disarmonico nelle forme, colto nel momento dell'agonia, con il volto teso e contratto: lo scultore mette in evidenza la cerità umana di Cristo, puntando su una raffigurazione di intenso patetismo. 

L'attività giovanile, nei cantieri di Santa Maria del Fiore e Orsanmichele




Nanni di Banco. Sant quattro coronati. 1411-1414. Firenze. Orsanmichele




Donatello. David. 1408





Donatello. San Marco. 1411-13. Orsanmichele




Donatello. San Giorgio. 1417



San Giorgio uccide il drago. 1417






Donatello. Il profeta Abacuc. 1423-1425








Donatello. Banchetto di Erode. 1425-1427. Siena Battistero





















Fondamentali nella formazione di Donatello si rivelano l'amicizia con Brunelleschi, con il quale compie giovanissimo, tra il 1402 e il 1404, un viaggio a Roma a studiare le vestigia dell'antico, e l'attività svolta nei cantieri di Santa Maria de Fiore e di Ordanmichele, dove Donatello entra in contatto con la materia tecnica del Ghiberti e dove condivide, con il coetaneo Nanni di Banco (ante 1390-1421), la volontà di un rinnovamento della plastica fiorentina. 
Nanni di Banco reagisce precocemente alle leziosità tardogotiche rialalcciandosi alla lezione dell'antico. Quattro Santi Coronati, scoliti per la corporazione dei maestri di legname in una delle nicchie della Chiesa di Orsanmichele: figure severamente atteggiate esemplate sulla statuaria classica (i volti riprendono i ritratti degli imperatori romani)che avrannoo grande peso nelle scelte stilistiche di Masaccio. 
L'evoluzione di Donatello giovane emerge dal David commissionato all'artista del 1408 per uno dei contrafforti del Duomo fiorentino, venendo acquistata nel 1416 dalla Signoria, per esporla nell'omonimo palazzo fiorentino e il San Marco affidatogli nel 1411 dall'Arte dei Linaioli per una elle nicchie di Orsanmichele. Se il David è l'esito di una personale rilettura del Gotico Internazionale, il San Marco di Orsanmichele, esemplato sul modello delle statue romane dei senatori, rivela l'approdo di Donatello ad una concezione ormai pienamente rinascimentale. 
Il San Giorgio che Donatello consegna nel 1417 all'Arte dei Corazzai e Spadai per una delle nicchie di Orsanmichele. 
La statua di Donatello, ben piantata sulle gambe, è solo apparentemente bloccata in una posa statica; la percorrono un'energia trattenuta a fatica e una tensione psicologica concentrata nel volto intenso del Santo guerriero: San Giorgio, protetto dall'armaturra e scudo in bella vista, è colto nell'attimo in ci si prepara ad affrontare il drago. 
Il combattimento vero e proprio avviene nel rilievo che orna la base della statua. Donatello lo realizza riprendendo la tecnica antica dello stiacciato, del rilievo bassissimo, che permette di applicare alla scultura i mezzi pittorici. Costruisce la scena secondo le regole della prospettiva centrale, scorciando l'edificio sulla destra e la grotta sulla sinistra e puntando con l'attenzione sul concitato combattimento di San Giorgio con il drago, che rimanda a modelli antichi probabilmente visti sui saarcofaghi romani; la figura della principessa ricorda il tipo classico della danzatrice. Donatello concepisce l'antiico, come uno stimolo a rappresentare la natura umana. 
Il profeta Abacuc, scolpito per il campanile di Giotto e quasi subito soprannominato lo Zuccone, questa scultura dal volto ascetico e terribile, coperta da un panneggio peesante e fisicamente percepibile, è una prova amgistrale di verità naturale. 
Negli stessi anni dell'Abacuc, Donatello realizza per il fonte batttesimale  del Battistero di Siena il rilievo in bronzo dorato raffigurante il Banchetto di Erode. 
Lo scultore, rinuncia a realizzare l'episodio con la sola tecnica dello stiacciato, mentre le figure in primo piano presentano un forte oggetto. 
Il banchetto si svolge nel palazzo di Erode, definito da un doppio ordine di arcate in prospettiva: esse ci permettono di penetrare nelle sale dell'antico edificio del tiranno, dove si vede sfilare la testa del Battista su un piatto e dove alcuni musici accompagnano la danza di Salomé. Il primo piano è concentrato sulla scena della consegna della testa del Battista ad Erode, fatto che provoca il concitato movimento degli astantisconvolti dall'orrore. 

Donatello nella Firenze medicea






Donatello. Cantoria 1433-1438






Donatello. David-Mercurio. 1443












Nel 1433 viene affidata a Donatello dall'opera di Santa Maria del Fiore la realizzazione di una cantoria da collocare sopra la parte della Scoperta dei Canonici nel Duomo fiorentino (terminata nel 1438). 
Donatello divide la superficie della cantoria orizzontalmente in due parti identiche, quella inferiore con cimque mensole fortemente aggettanti e quella superiore con un fregio continuo di angioletti danzanti su un letto di foglie e fiori ispirato a sarcofaghi antichi, I putti sono raffigurati nel mezzo di una corsa sfrenata o di un tripudio (il soggetto tratto da uno dei Salmi biblici, nei quali si invita a lodare il Signore con canti e danze), entro uno spazio che si finge essere quello di un portico: le colonne binate che scandiscno la cantoria, sono staccate dal fondo. 
Sulle colonne, sul fondo del fregio e nei riquadri tra le mensole Donatello fa ampio uso del mosaico, riallacciandosi alla tradizione cosmatesca. 
Spunti tratti liberamente da monumenti paleocristiani e rromanici concorrono, a creare un'opera di staordinaria e materica capace di piegare la freddezza del marmo ad effetti intensamente pittorici. 
David-Mercurio bronzeo realizzato da Donatello per il cortile di Palazzo Medici intorno al 1443. Ambiguo rimane il significato della scultura, identificabile in Davide con la testa di Golia oppure nel dio Mercurio, protettore dei commerci, con la testa di Argo ai suoi piedi. Donatello non rinuncia a caratterizzare con un acuto senso realistico le fattezze del giovane. 

Il soggiorno padovano (1443-1453)







Donatello. Monumento equestre a Erasmo da Narni. Il Gattamelata (1443-1453). Padova





Donatello. Madonna col bambino fra i Santi Antonio e Francesco. 1446-1450. Basilica di Sant'Antonio. Padova




Donatello. Miracolo dell'asina di Rimini. 1446-1448. Basilica di Sant'Antonio. Padova




Donatello. Deposizione di Cristo 1446-1448. Basilica di Sant'Antonio. Padova 






Nel 1443 Donatello si trasferisce a Padova e vi rimane per un decennio: l'ooccasionee del tresferimento gli viene offerta dalla Statua equestre di Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, condottiero della Repubblica Veneta morto in quello stesso anno. 
Il monumento de ìl Gattamelata (1443-53) si trova di fronte alla Basilica di San'Antonio, alto su un basamento di marmo, che non fu mai destinato a contenere le spoglie del condottiero. Si tratta di un cenotafio, un monumento alla fama del defunto. Donatello si rifà ai gruppi equestri del Marco Aurelio, del Regisole di Pavia, dei cavalli di San Marco a Venezia. 
E' il primo compiuto monumento rinscimentale, concentrato sulla virtus dell'uomo di azione, capace di cambiare la storia: ritto sul proprio cavallo, guidato al passo (una delle zampe anteriori poggia, per motivi statici, su una palla da cannone), e vestito della sua ricchissima armatura, Erasmo da Narni fissa volitivo lo sguardo dritto davanti a sé, come un imperatore romano. 
Donatello viene incaricato dedll'esecuzione del nuovo Altare maggiore della Basilica di Sant'Antonio (1446-1450), resa possibile da un'ingente quantità di denaro lasciata nel 1446 alla venerata arca di San'Antonio. 
L'altare del Santo è il frutto di una ricomposizione ottocentesca del 1895, su disegno di Camillo Boito. 
E' possibile avere un'idea del suo assetto originario, pensando alla struttura e alla composizione della Pala di San Zeno di Andrea Mantegna: come una sacra conversazione, le statue della Madonna e dei Santi erano collocate sotto un baldacchino non troppo profondo; sul basamento di questo, trovavano posto, i rilievi con i Miracoli di San'Antonio, la Deposizione e la libertà di Cristo, i simboli degli Evangelisti e le formelle con angeli cantori e musicanti. 
Nell'Altare del Santo, lo scultore fiorentino tocca tutte le corde della sua arte. Fulcro dell'intera composizione è la statua della Vergine, colta nel momento in cui mostra il Bambino ai fedeli, alzandosi dal suo trono fiancheggiato da due sfingi (allegorie della sapienza) e decorato sullo schienale con un rlievo rassicurante Adamo ed Eva  (la Madonna è considerata la seconda Eva, che libera gli uomini dal peccato commesso dalla prima).
Alla ritualità e all'immobilismo dell'immagine della Madonna fanno da controcanto  le Statue dei Santi, e le scene dei miracoli dì Sant'Antonio, in cui è profusa una straordinaria enfasi drammatica. 
I Miracoli del Santo sono vissuti da una folla vociante e sconvolta, che Donatello descrive persona per persona, senza mai cadere in facili schematismi.  Il modellato franto e le linee profondamente incise nel rilievo bassissimo contribuiscono a creare un'atmosfera irreale, assecondata da continui lampi di luce. 
L'apice assoluto del pathos drammatico è però toccato nella Depposizione di Cristo, realizzata in pietra di Nanto scolpita e intarsiata con pietre dure: schiacciate in primo piano da una voluta assenza di sapzio, le figure dei dolenti esprimono una sofferenza straziante, che ne altera i tratti del volto, riducendoli a maschere. 
L'inquietudine che attraversa i rilievi dell'Altare del Santo è uno dei primi segni della crisi delle certezze rinascimentali. 

L'ultima attività fiorentina





Donatello. La Maddalena. 1455





Donatello. Pulpito della Chiesa di San Lorenzo. Padova 











Al ritorno dal lungo soggiorno padovano, Donatello si trova isolato nella propria città. 
Le sue opere tarde stridono fortemente. In esse Donatello inasprisce ulteriormonete l'espressionismo dei rilievi padovani: esemplari in qursto senso possono risultare la statua lignea della Maddalena (1455), macerata da digiuni e penitenze, e i rilievi realizzati, per gli amboni della Chiesa di Lorenzo (su cmmissione di Cosimo dé Medici), caratterzzati da un'atroce drammaticità e da una sorta di "violenza" compositiva.