martedì 30 agosto 2016

L'Enciclopedia, specchio di un sapere laico

L'ENCICLOPEDIA, SPECCHIO DI UN POTERE LAICO


Voltaire

Jean Jacques Rousseau


L'Encyclopédie, ou Dicotionnaire raisonné des sciences, des arts et des mètieres. (Encilcopedia, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri), è un'opera collettiva in 17 volumi di testo e 11 tavole, diretta da Diderot e d'Alembert e pubblicata a Parigi tra il 1751 e il 1772. Fu il maggiore strumento di diffusione dell'Illuminismo, fu osteggiata dai gesuiti e anche da parte della corte, ma ebbe una straordinaria fortuna in tutto il mondo ed effettivamente apparve come una summa del sapere contemporaneo.
Attraverso l'Enciclopedia affidata a Rousseau, Voltaire, Quesnay, tutto il sapere del passato viene messo in discussione, in una prospettiva laica che esclude ogni dogmatismo, si contrappone ai pregiudizi e concentra la sua attenzione soprattutto sull'uomo e sui suoi bisogni concreti.

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Le fasi dell'arte Neoclassica

LE FASI DELL'ARTE NEOCLASSICA


L'arco di Trionfo. Parigi


1750-1780 Fase di preparazione

Si avviano gli scavi archeologici: a Ercolano e Pompei (del 1748), in Toscana, a Roma e in Medio Oriente.
Vengono elaborate le teorie estetiche e filosofiche che saranno alla base del movimento (Winckelmann pubblica "Pensieri sull'imitazione dell'arte greca nel 1755).

1780-1796 Fase Rivoluzionaria

L'Antichità diviene pretesto per un discorso di carattere ideologico, morale o educativo.
Le scelte stilistiche si caratterizzano per la ricerca della massima semplicità, "dorica", del tutto priva di orpelli.
Sono importanti òe realizzazioni architettoniche (gli archi di Trionfo) ed urbanistiche, che si ricollegano alla romanità imperiale.

1796-1814 Fase Napoleonica

L'Antichità non è più rivissuta con finalità educative e morali, ma solo celebrative e propagandistiche
Il decorativo tende a prevalere sulla ricerca di essenzialità e di severità formale.
Sono importanti le realizzazioni architettoniche (glia Archi di Trionfo) ed urbanistiche, che si ricollegano alla romanità imperiale.

1815-1830 Fase coincidente con la Restaurazione

L'Antichità diviene mito sognante, ormai privato di una particolare funzione riguardo al presente.
Accanto alla compostezza di ispirazione classic si fanno strada istanze naturalistiche.

In architettura il linguaggio classicista convive con i riferimenti ad altre tipologie, anche lontane nel tempo (il Medioevo) e nello spazio (l'Oriente).

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Il Neoclassicismo. Alle radici dell'arte neoclassica

IL NEOCLASSICISMO

ALLE RADICI DELL'ARTE NEOCLASSICA


Damosseno. Antonio Canova.


Per l'ennesima volta nella storia della cultura europea si riparte dall'antichità classica, ma rispetto alle altre diverso il contesto storico.
Roma e Parigi sono alla base di questa nuova ripresa: la prima come centro degli studi rinnovati sull'arte classica, la seconda come sede ideale del rinnovamento culturale portato dall'illuminismo.

Roma "specchio vivente del mondo"

Fu Roma il centro di elaborazione delle nuove teorie ispirate a una ripresa di motivi e di ideali desunti dalla classicità greco-romana.
Nella "città eterna" convennero, poco oltre la metà del Settecento e soprattutto dopo la salita al trono pontificio (1740) di Benedetto XIV, parecchi intellettuali avevano a cuore lo studio dell'arte romana. Era quello un momeno di grande sviluppo dell'archeologia, sia a Roma che in molte altre lòocalità (a Pompei e ad Ercolano dal 1748), anche fuori dall'Italia come in Grecia e nel Vicino Oriente.

La reazione al Barocco

Questa ripresa classicistica si connotò soprattutto come reazione allo stile barocco, contrapponendo ai soggetti piacevoli ed edonistici temi di maggiore impegno e ai virtuosismi e agli illusionismi pittorici degli effetti più misurati, basati sulla compostezza della linea e della stesura uniforme del colore.
Ogni forma  di artificiosità doveva essere sostituita da un "bello ideale", sensibile alla natura, ma anche a quella sublimazione e purificazione del reale che proprio all'artista è consentita.
Alla base c'è una concezione estetica ben differente rispetto al passato, per cui all'arte si venne a chiedere una prevalente fianalità edicativa,un contributo al miglioramento dell'individuo e della società.

L'influsso dell'Illumismo


Il giuramento del Jeu de Paume il 20 giugno 1789


Questi aspetti vennero rafforzati li sviluppi dell'Illuminismo, per cui venne accentuandosi la dimensione dell'impegno da parte dell'artista, chiamato a svolgere, una funzione determinante nell'orientare i singoli ad assumersi le proprie responsabilità e ad affrontare con stoico coraggio le proce della storia. L'arte non poteva ridursi a una ricerca del bello, ma doveva svolgere una funzione etica e civile. Per raggiungere questo scopo l'arte deve adottare un linguaggio semplice, di grande efficacia comunicativa e di chiarezza iconografica, in modo che il menaggio morale e "politico" possa risultare immediato. Ne deriva un'impressione di freddezza o di eccessiva compostezza, lontana da quell'idea di immediatezza che la cultura romantica considerò poi essenziale per l'arte.

La scoperta dell'antico e il "Grand tour"


Goethe nella campagna romana


Un ruolo rilevante per gli sviluppi del Neoclassicismo venne assunto dalla riscoperta a partire dalla metà del secolo, di Ercolano e di Pompei, sepolta dall'eruzione vesuviana del 79 d.C. Ne risultò incentivato anche il viaggio verso l'Italia, il cosiddetto "Grand tour", proprio per il fascino di località che permettevano un incontro diretto con il passato.
I viaggiatori, antiquari, mercanti, collezionisti, eruditi di varia estrazione e gli artisti stessi, ansiosi di confrontarsi con una produzione sentita come emblematica e confacente alle presenti trasformazioni del gusto.
Si sviluppò un'intensa attività pubblicitaria mirante a catalogare e riprodurre, con l'ausilio del disegno e dell'incisione, i tesori che via via venivano portati alla luce, i sontuosi otto volumi di "Le Antichità di Ercolano esposte", frutto del lavoro dell'Accademia Ercolanense fondata dal re Carlo III e usciti tra il 1757 e il 1792.
Gli affreschi e i bronzi, erano in genere riprodotti in maniera molto accurata,e quando una qualche aura settecentesca veniva a ridurre la fedeltà dell'immagine, facilitava un motivo tra i decoratori.
In Europa si diffuse, grazie alla circolazione delle opere di catalogazione e riproduzione dei reperti, un nuovo gusto, ispirato all'antico, definito in Francia "à la greque", largamente impiegato nelle arti decorative, in particolare nei mobili di arredamento.
Le testimonianze, determinarono il fiorire di simili iniziative di scavo e di studio, in altre località non solo italiane, in particolare in Grecia e in Medio Oriente. Ciò nonostante fu soprattutto a Roma che l'infatuazione per l'antico favorì l'elaborazione degli ideali neoclassici.

Due teorici del Neoclassicismo

Si rivelò determinante, l'inconro a Roma, poco oltre la metà del Settecento di due figure emblematiche: l'archeologo storico dell'arte Johann Joachim Winckelmann e il pittore e scrittore d'arte Anton Raphael Mengs.

La "nobile semplicità" di Winckelmann

La "storia dell'arte antica" di Winckelmann, pubblicata nel 1764, che si può dire abbia inaugurato la moderna storia dell'arte. L'arte antica non è infatti più considerata un tutto unico, ma viene seguita in un percorso evolutivo, diverso in quattro fasi, dallo stile greco primitivo a quello di imitazione perdurante fino alla tarda età romana.
L'influsso più determinante per gli sviluppi dell'estetica neoclassica è quello che Winckelmann esercitò con la sua teoria della superiorità dell'arte greca, in quanto improntata a una nobile semplicità e tranquilla bellezza che diventano i connotati universali del Bello.

Mengs e il concetto di imitazione


Il Parnaso Anthon Raphael Mengs. 1750-1760


Anche Mengs pittore ufficiale di Carlo III a Madrid (1761-1771), sostenne un'idea di bello come rispetto rigoroso di regole, come imitazione dei grandi maestri e come scelta di quanto in natura è "il meglio e il più utile".
Il Parnaso dipinto ad affresco nella volta della galleria di Villa Albani a Roma (1760-1761).
Le citazioni puntuali dall'Antichità, anche dalle sculture, si affiancano all'omaggio a Raffaello, tutto è risolto in superfici e la nota più vivace è data dalle due danzatrici sulla sinistra, riprese da un dipinto pompeiano.
Lo stesso Mengs si collocava la punto finale di un recupero classicistico che toccava le varie tappe della tradizione pittorica italiana.
Trasferitesi a Roma nel 1761 e divenuto amico di Mengs, anche l'italiano Francesco Milizia, pur non essendo in grado di elaborare un'estetica sistematica, favorì con le sue opere ("Le vite dé più celebri architetti" del 1768; "Principi di architettura civile", del 1788) un'idea di architettura ispirata alla semplicità dell'arte greca e romana (con esclusione della fase imperiale,sentita come eccessivamente monumentale), attenta alle esigenze della comunità, finalizzata soprattutto alla "pubblica felicità". Milizia si riallacciava, nella condanna degli eccessi del Barocco e del Rococò, al pensiero di Carlo lodoli, che aveva sostenuto i principi di un'architettura funzionalistica e razionale, e riprendeva anche il classicismo di Francesco Algarotti, il letterato che cercava di equilibrare la sua propensione per la modernità con il riconoscimento della superiorità degli antichi.

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venerdì 26 agosto 2016

L'età Paleolitica. La Preistoria

PREISTORIA

L'età paleolitica

L'età paleolitica (dal greco Palaios, antico, e Lithos, pietra) si è sviluppata attraverso diverse fasi di mutazione climatica e di profonde alterazioni dell'ambiente.
I primi materiali archeologici risalgono all'attività dell'Homo Habilis, vissuto tra due e un milione di anni fa. Sono rudimentali manufatti, soprattutto pietre scheggiate attraverso percussione (chopper).
Nel Paleolitico inferiore sono collocate le fasi dell'Homo erectus (fino a 200.000 anni fa) e dell'Homo sapiens. Quest'ultimo a partire da 35.000-30.000 anni fa, ha avviato in Europa la grande avventura dell'arte figurativa e dell'arte mobiliare, ovvero quella comprendente oggetti ornamentali o d'uso.
In Italia la presenza dell'uomo risale tra un milione e 800.000 anni fa, come in tutta l'Europa centro-mediterranea.


Bisonte 12.000 a.C. circa. Grotta di Altamira (Spagna)

Importanti sono i siti che testimoniano gli insediamenti di 600 - 500.000 anni fa.
Le testimonianze dell'età paleolitica a noi giunte manifestano una concezione magica dell'esistenzaelaborata dall'uomo: egli non sa darsi una spiegazine dei fenomeni della natura e il lampo, il tuono, la pioggia, il buio della notte sono eventi spavntosi ed inspiegabili. E' in questo periodo che l'uomo comincia a servirsi dell'immagine per esprimersi: scolpisce statuette, raffigura sulle pietre e sulle pareti delle grotte bisonti, renne, cavalli, cervi e mammuth. Utilizza la tecnica della pittura e incide segni sulle rocce, i graffiti rupestri.
Raffigurando l'animale, l'uomo del paleolitico vuole assicurarsi la sua cattura. L'atto figurativo diviene quindi un momento propiziatorio, una sortaa di rito in cui, attraverso un forte processo di astrazione e di partecipazione emotiva, vengono anticipati eventi essenziali. Hanno grandi dimensioni e spesso l'autore sfrutta la sporgenza delle rocce per rafforzarne il volume.
Grande importanza assunse in Europa l'arte parietale del Paleolitico superiore. Particolarmente diffusa in Spagna e in Francia, in pitture e in disegni graffiti sulle pareti rocciose.


Bisonte. 12.000 a.C. Grotta di Altamira (Spagna)

L'areheologo A. Leroi-Gourhan ha suddiviso la produzione paleolitica in quattro stili:
Il I stile oarcaico, si colloca tra il 30.000 e il 23.000 a.C. ed è riferito alle testimonianze rinvenute sulle rive del fiume Vézère in Dordogna (Francia). E' caratterizzato da una forte semplificazione delle forme: figure schematiche e simboliche individuate mediante controni continui. Gli animali, generalmente buoi, bisonti, stambecchi, cavalli, sono per lo più graffiti o dipinti sui dolci rilievi delle rocce. Rilevamenti sono a La Ferrassie e Laussel.
Nel II stile sviluppatosi tra il 23.000 e il 17.000 a.C., le figure animali, spesso in gruppi, erano veri e propri cicli parietali. Gli animali sono omrmai tracciati con segno nitido e flessuoso, anche se ridotto spesso al contorno e mancano talvolta alcuni particolari come le zampe.
Le figure del III stile, diffusosi tra il 17.000 e il 15.000 a.C., ad una maggiore definizione del tratto associano l'attenzione alle macchie di colore, soprattutto in ocra e in grigio. I corpi massicci mettono tuttavia in evidenza zampe piccole e sproporzionate, che appaiono quasi incoerenti con parti dell'animale rese addirittura in scorcio come le corna. Le grotte  di Lascaux, di Pech-Merl, Roc de Sers (Francia) e di El Castillo (Spagna).
La tecnica realistica giunge a maturazione nel IV stile, sviluppatosi fino all'8.500 a.C. circa. L'uso dei bruni e delle ocre è calibrato dai grigi di contorno, ottenuti con polvere di carbone. L'artefice utilzza con abilità lo scorcio, per offrire un saldo senso del movimento o della possenza dell'animale.

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