mercoledì 28 febbraio 2018

Firenze: La svolta rinascimentale.Un confronto emblematico: il concorso del 1401

FIRENZE: LA SVOLTA RINASCIMENTALE

Un confronto emblematico: il concorso del 1401


Lorenzo Ghiberti. Sacrificio di Isacco. 1401

Filippo Brunelleschi. Sacrificio di Isacco. 1401


Lo spinario. Roma. Musei Capitolini




Episodio emblematico è quello del concorso del 1401, bandito dall'arte della Calimala (coporazione dei commercianti dei panni di lana) per scegliere lo scultore cui affidare l'esecuzione della seconda porta del Battistero di Firenze. 
Ai partecipanti fu richiesto di realizzare inn bronzo la scena biblica del Sacrificio di Isacco. Delle diverse forme eseguite, si sono conservati solo i saggi di Filippo Brunelleschi e di Lorenzo Ghiberti, al quale fu affidata all'unanimità dai giudici del concorso l'esecuzione della porta. 
Ghiberti fornisce un'interpretazione derena e pacata del Sacrificio di Isacco. Un fiammeggiante sperone di roccia permette allo scultore di organizzare e unificare la scena: sulla sinisra si trovano due eleganti servitori, che discutono amabilmente tra loro: sulla destra Abramo punta il coltello alla gola del figlioletto Isacco, che Ghiberti descrive con estrema precisione astronomica, esemplandolo sulla plastica antica. Lo scultore fiorentiino colloca sulla cima dello sperone di roccia l'ariete destinato al sacrificio, iganro del suo destino. Ghiberti sinetizza consapevolmente classicismo e gotico, fornendo una prova di impeccabile qualità formale, nella quale la luce accarezza le forme, definendole con un delicato chiaroscuro. 
Brunelleschi, organizza la scena su due piani dstinti. In primo piano, le figure dei servitori sono presentate in pose complesse dal forte aggetto (quello di sinstra è chiaramente esemplato dalla statua antica dello Spinario), che le fanno debordare dalla cornice mistilinea.
Su un piano formato dalla roccia, percepibile più in profondità rispetto allo spirito ospitante i due servitori, si svolge il Sacrificio di Isacco, descritto con toni drammatici, sottolineati da un aspro modellato, che scava lo spazio intorno alle figure, colpiti da continui lampi di luce: Abramo, con irruenza, prende alla gola Isacco, che urla cercando di divincolarsi, l'angelo blcca con forza il braccio di Abramo, il quale lo fissa sconcertato. 
Brunelleschi carica di umanità l'episodio, attualizzandolo.
Con questa interpretazione nuova e vissuta della storia biblica, con il riuso cosciente e personale dell'anico, con lo studio della corporeità delle figure, la formella di Brunelleschi si propone come primo esempio di opera rinascimentale, troppo precoce per trovare il consenso della committenza, ancora orientata verso i modi del Gotico Internazionale. 

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Firenze: la svolta rinascimentale. Il rinascimento. Il rinascimento nelle arti figurative. L'invenzione della prospettiva. Un nuovo approccio all'antico. Il ruolo del De Architectura di Vitruvio nella teoria architettonica rinascimentale.

FIRENZE: LA SVOLTA RINASCIMENTALE

IL RINASCIMENTO

Il rinacimento nelle arti figurative: caratteri principali

Le art figurative vengono investite dalla stessa volontà di rinnovamento delle lettere.
Ricerche portate avanti nel corso del Trecento (per esempio quelle sulla resa dello spazio) trovano ora un approfondimento tale da configurarsi come una svolta radicale.

L'invenzione della prospettiva


Sarcofago di Marte e Rea Silvia 


La rappresentazione dello spazio: viene ora vincolata a regole geometriche, viene siistematizzata: nasce, ad opera di Filippo Brunelleschi, la prospettiva centrale, un sistema in grado di rappresentare su un piano (bidimensionale) la tridimensionalità degli oggetti e la loro posizione nello spazio. Brunelleschi, sperimentòi risultati delle sue ricerche in due tavolette, ora perdute, raffiguranti il Battistero di San Giovanni visto dalla porta centrale di Santa Maria del Fiore e Piazza della Signoria vista dall'angolo nord-occidentale (da dove l'attuale via dei Calzaiuoli si immette nella Piazza). 
L'immagine del Battistero era stata dipinta da Brunelleschi su una lastra d'argento brunito, sulla quale si specchiava il cielo vero. La tavoletta non doveva essere guardata direttamente, bensì riflessa in uuno specchio attraverso un foro procurato sul retro della stessa. Lo spettatore osservava così l'immagine dell'unica posizione corretta, (quella che permette di realizzare l'illusione della profondità), in coincidenza con il punto di vista, centro della composizione. 
Con questo esperimento Brunelleschi voleva dimostrare che le rette ortogonali, tra loro parallele nell'oggetto da raffigurare, concorrono, nella rappresentazione, in un unico punto di fuga, definito dall'artista. 
Stabilendo un punto di vista ed un punto di distanza, egli poteva giungere - mediante i teoremi sulla similitudine dei triangoli della geometria euclidea - a definire le diminuzione di dimensione proporzionalmente alla distanza dallo spettatore. 
Se a Brunelleschi spetta l'invenzione della prospettiva, a Leon Bttista Alberti, va il merito di averne codificato il sistema trattandolo teoricamnte nel De Pictura (1436).
La prospettiv non è che uno dei modi possibili per rendere una convenzione rappresentativa, basata su un'astrazione matematica, che noi sentiamo naturale solo per abituine. Il nostro occhio vede in realtà in modo diverso: percepisce linee curve anziché rette e vede immagini sfocate ai margini. 

Un nuovo approccio all'antico


Donatello. Busto di Niccolò da Uzzano. Firenze


Nanni di Banco. San Luca. 1408-1413



Mancava al Medioevo la coscienza che i classici "appartenevano a un mondo remoto e concluso". 
L'acquisizione di questa consapevolezza è una delle maggiori conquiste del Rinascimento: è un cammino lungo e complesso, nel quale gli umanisti vengono perfezionando la pratica della filologia e gli artisti prendono sempre più consapevolezza delle peculiarità dell'arte antica e di ciò che la differenzia dalla loro. 
L'antico viene indagato dagli artisti rinascimentali con la volontà di ritrovarne lo spirito. E' ciò che si propone ad esempio, il Busto del patrizio fiorentino Niccolò da Uzzano realizzato da Donatello, che riporta all'attualità la tipologia romana del busto-ritratto, pur senza piegarsi ad una pedissequa imitazione. 
Nanni di Banco, una delle principali personalità del primo Rinascimento, impegnato in una precoce e sentita rivitalizzazione della tradizione scultorea romana, come dimostra la statua di San Luca, eseguita dal maestro per la tribuna del Duomo fiorentino. 
La nuova attenzione per l'uomo fa sì che gli artisti ne studino le proporzioni, la precisa rappresentazione anatomica, la resa dei moti dell'animo. Ne deriva un'arte che dà importanza alla sintesi, concentrata sulla rappresentazione dell'elemento umano, priva di orpelli decorativi. 

Il ruolo del De Architectura di Vitruvio nella teoria architettonica rinascimentale


L'Uomo di Vitruvio


In architettura, il recupero dell'antico avviene, anche tramite l'approfondimento del testo del De architectura di Vitruvio ingegnere militare e tecnico negli anni di Cesare e del secondo triumvirato. 
L'ampio e spesso disorganico testo vitruviano si occupa di disparati argomenti: si va dalla ricostruzione della nascita dell'umanità, e dell'edilizia alla trattazione della cultura e della formazione necessarie all'architetto, alle nozioni sui materiali costruttivi, sugli edifici e sulle loro tipologie, all'astronomia, alla descrizione precisa di macchine civili e militari. 
Il De Architectura fu posseduto da Petrarca, Niccolò Acciaiuoli e forse anche dal Boccaccio. 
Con il Quattrocento l'interesse per il trattato latino passò dall'ambito dei letterati a quello degli artisti, che presero ad approfondirlo. affidandovi lo studio degli antichi edifici romani. 
I testo latino, veniva incontro nel Rinscimento a molte attese degli architetti: oltre a poter essere utilizzato come valido repertorio storico sugli artisti classici, ricco di aneddoti e decorazioni di antiche opere perdute, esso costituiva uun immenso bagaglio di dettagli tecnici e di notizie sugli edifici, sugli ordini, sulle decorzioni. 
Vitruvio, nel Libro I, aveva tracciato un profilo assai lusinghiero dell'architetto, che doveva possedere un'ampia cultura generale, di ottica, medicina, acustica, filosofia. Egli era mosso da un'esigenza molto sentita anche dai suoi "colleghi" rinascimentali: quella di conferire alla figura dell'architetto un forte prestigio sociale e culturale. L'architettura è imitazione dell'ordine "provvidenziale"della natura e per questo chi la esercita deve essere dotato di vasta e ricca cultura. 
Se a Leon Battista Alberti si deve - con il De Aedificatoria (1452) - la trattazione organica e personale di buona parte degli argomenti messi in campo dal de Architectura, a Francesco di Giorgio Martini era riconosciuto il merito di aver tentato per primo l'immane impresa di una traduzione integrale del trattato vitruviano. 
L'interesse per il De Architectura non venne meno nel corso del Cinquecento, quando videro la luce la splendda ediizione del 1511 a cura di Frà Giacomo da Vwerona, in grado di restituire un testo, corredato da un ricco apparato iconografico, e la prima versione italiana a stampa del trattato latino, pubblicata a Como nel 1521ad opera del pittore e architetto milanese Cesare Cesariano. 

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lunedì 26 febbraio 2018

La preistoria.Le prime forme di architettura. I villaggi del Neolitico. Le costruzioni megalitiche. Aosta megalitica. I templi di Malta.

La preistoria 

Le prime forme di architettura

Il villaggi del Neolitico


I Sassi di Matera


Le pime forme di architettura rislagono al tempo in cui l'uomo si è stabilito in comunità sedentarie, dando origine a veri e propri villaggi.
Villaggi palafitticoli, le cui case sono cioè elevate su piattaforme sostenute da pali conficcati nel terreno. 
Nella metà dell'Ottocento, il ritrovamento di palificazioni nel lago di Zurigo veva suggerito l'ipotesi che nei villaggi palafitticoli le case, allineate per file parallele, sorgessero su piattaforme lignee suu pali molto alti confitti nelle acque del lago. 
La distanza dalla riva sarebbe stata giustificata da ragioni di difesa e confermata dal buono stato di conservazione degli oggetti in legno, argila e fibre vegetali ritrovati al loro interno. 
Le palafitte non furono erette su laghi o zone paludose, ma in villaggi di terraferma. Ciò sarebbe dimostrato dal fatto che proprio il progressivo aumento del livello dei laghi e l'estenzione delle zone paludose avrebbe determinato l'abbandono dei villaggi, gradualmente immersi dall'acqua. 
Dall'Età msolitica sono frequenti centri con abitazioni dal pavimento elevato su una palificazione. Tali soluzioni furono ampiamente diffuse nelle regioni alpine. 
Le Terramere, generalmente quadrangolari, questi insediamenti erano delimitati da un argine e da uno fossato. Risalgono alla media e recente Età del bronzo (1600-1200 a.C.), quindi in Emilia si verificò una forte espansione demografica che detrminò la fondazione di circa 60 villaggi. 
Un altro tipo di insediamento neolitico è ottenuto scavando in modo sistematico ke abitazioni nella pietra e tra gli anfratti del terreno. 
L'esempio più viistoso in Italia è costituito dai Sassi di Matera, composti di caverne scavate nel tufo, parzialmente sovrapposte disposte lungo un ripido pendio. Il primo stanziamento risale a circa 10000 anni fa e divenne in poco tempo un vero e proprio villaggio. Le parti scavate e quelle costruite si compenetrano, in modo che il tetto di un'abitazione diventi la strada di accesso all'altra superiore. 

Le costruzioni megalitiche


Carnac. Bretagna


Dolmen di Bisceglie (Bari)





All'ultima fase del Neolitico  e alle successive Età del rame e del bronzo risalgono le grandi costruzioni megalitiche (dal greco mégas, grande, e lìhos, pietra). L'inizio della civiltà megalitica segnò la fine dell'età neoolitica e il principio della eneolitica, intorno al 4000 a.C.
Tra i tipi di megaliti più diffusi ricordiamo il menhir (dal bretone men, pietra, e hhir, lunga), costituito sa una pietra conficcata nel terreno, di forma troncoconica o parallelepipeda posta probabilmente ad indicare un lugo di sepoltura. Sono alti mediamente da 2-3 metri a 6 metri; possono tuttavia raggiungere altezze elevatissime, come il menhir di Kerolas in Bretagna (alto 9,5 metri, ma un tempo ancor più elevato) e quello di Locmariaquer (alto 23,5 metri).
Il dolmen (dal bretone tol, tavola, e men, pietra) è costituito nella forma più semplice, da due blocchi lapidei infissi nel terreno, cui è sovrapposta una lastra orizzontale. Fu utilizzato dal III al I millennio a. C nell'Europa atlantica (dalla Scandinavia al Portogallo) e mediterranea. ll dolmen ha carattere sepolcrale: può essere una tomba individuale o collettiva. 
Questo sistema costruttivo è il primo utilizzato dall'uomo e prende il nome di trittico, perché composto da tre pietre: due verticali, i piedritti, che sostengono una terza orizzontale, l'architrave. 
I dolmen erno in origine ricoperti di tumuli di petrame o di terra (cairn).
In Italia, i più antichi dolmen sono quelli rinvenuti in Sardegna, regione posta al centro di importanti traffici marittimi, nelle Puglie e, nell'Età del rame, nella regioe alpina. 
I cromlech (dal bretone crrom, rotondo, e lech, pietra), serie di dolmen disposti in modo da formare figure circolari concentriche. 
Nella penisola salentina sono numerosi i menhir e i dolmen ritrovati nelle campagne. Per molti di essi si è verificato l'orientamento secondo preciise direzioni economiche, riferite in particolare al Sole e alla Luna. 
Il dolment di Bisceglie, il più imponente, è introdotto da un percorso d'ingresso orientato. 

Aosta megalitica


Aosta. Stele detta n.3 sud


Ad Aosta, nel quartiere Saint Martin de Corleans, si trova la più vasta area di resi megalitici mai rivenuti in Italia. 
Databli a partire dal III millennio a.C., testimoniano una società economicamente e culturalmente evoluta rispetto alle società coeve. 
Si tratta forse di un'area sepolcrale, in cui venivano celebrate anche cerimonie rituali. In venti anni di scavi sonno state rinvenute tombem reperti, stele antropomorfe, dolmen ed alri segni, come buche per palificazioni ed arature sacre. 
Gli allineamenti seguono l'oriientamento di un'area arata e rispondono a precise connessioni astronomiche, riferibili a cicli solari e lunari. Tutti sono rivolti, al Sorgere del sole nel solstizio d'inverno. 
I lati del basamento triangolare su cui si poggia il dolmen denominato tomba II, sono orientati secondo direzioni astronomiche: il tramonto e l'alba al solstizio invernale, il tramonto della Luna nella sua massima declinazione. 
La disposizione delle stele antropomorfe, accostate le une alle altre e quasi tutte di altezza compresa tra i due e i tre metri, seguono due allineamenti ortogonali, all'interno dell'area sacra. 

I templi di Malta


Stanza principale dell'ipogeo di Hal Saflieni


Dall'inizio del IV alla metà del III millennio a.C. l'arcipelago maltese fu interessato da un'intensa base costruttiva, momento di fioritura commerciale ed economica.
Le testimonianze più importanti, per la novità delle tipologie e per la quantità dei ritrovamenti, sono i complessi monumentali dei santuari. Al loro interno, i grandi templi (ne sono stati individuati circa trenta nell'arcipelago) derivano probabilmente dalle spolture collettive ipogee, documentate a partire dalla fine del V millennio a.C. 
Nell'età dei complessi templari la popolazione dell'arcipelago, che era pari a circa 10000 abitanti era organizzata in villaggi. 
I templi sorgevano su alture o presso guadi o approdi. In alcuni casi essi si concentravano in aree più densamente abitate. 
La prima fase di questo fenomeno, attestata tra il 3600 e il 3000 a.C., prende il nome del sito di Gantija ("Torre dei giganti"), nell'isola di Gozo. Architettura templare con pianta a lobi: un corridoio centrale distribuisce simmetricamente locali absidati, dietro ai quali tre ulteriori vani si dispongono attorno ad un cortile. Questa distribuzione è rimasta pressoché invariata nel tempo, anche tra la fine del IV e la metà del III millennio ha acquisito una maggiore articolazione spaziale.
Tutti i complessi sacri sono perimetrati da un possente muro a forma di D.
Gli edifici templari potevano raggiungere i nove metri in altezza. Le facciate insistevao su ampi cortili, mentre i blocchi di pietre erano disposti ordinatamente su filari orizzontali in alto e verticali in basso. L'ingresso è di norma inquadrato da tre grandi monoliti. 
Gli interni erano spesso intonacati e dipinti, talvolta arricchiti da rilievi a motivi geometrici e figure animali che componevano un ricco apparato iconografico. 
Sono state rinvenute anche statue e figure votive. Esemplari sono le figurine della dea obesa, distesa su un letto e dormiente, come quella ritrovata nell'ipogeo di Hal Saflieni, capolavoro dell'arte preistorica maltese. Essa era forse rappresentazione del passaggio tra la veglia ed il sonno, quindi tra la vita e la morte. 

Il complesso megalitico di Stonehenge




Complesso megalitico di Stonehenge, nella contea di Wiltshire. Inghilterra


Il più importante e celebrato dei comlech è quello di Stonehenge, eretto nella contiea di Wiltshire in Inghilterra. 
Realizzato in tre fasi tra il 3100 a.C. e il 1500 a. C.; presenta una struttura circolare formata da 30 monoliti allineati e sormontati da architravi in modo da costituire una sequenza continua di triliti. Sono alti quattro metri e delimitano una circonferenza del diametro di circa 30 metri.il cromlech è circndato da un fossato di circa 98 metri di diametro e 6 di larghezza; all'interno un'ulteriore struttura a forma di ferro di cavallo corrisponde forse ad un cerchio non completato. In alcune pietre sono rimaste tracce di figure incise. 
Il complesso sarebbe stato in Età preistorica un osservatorio astronomico. I costruttori di Stonehenge avrebbero disposto i monoliti, allineamenti che corrispondono alle posizioni del Sole nei solstizi d'estate e d'inverno. 
Le 56 buce poste nell'anello esterno: sarebbero servite a contare gli anni (appunto 56), che separano, ciclicamente, un'eclissi solare dalla successiva. 
Utilizzato per circa due millenni, come calendario, come uno strumento per compiere osservazioni astronomiche e per fornire predizioni e forse come area sacra e cimiteriale.
Alcuni monoliti, in pietra azzurra di dolerite screziata, provenivano da cave gallesi distanti 230 km. Alla prima fase, intorno al 3100 a.C. risalirebbero lo scavo esterno, il cerchio più piccolo e concentrico con el 56 buche e l'erezione di due pietre d'ingresso sul lato nord-occidentale (una sola, tuttavia, è ancora in sito). Una seconda fase potrebbe risalire al 2100 a.C., quando furono portate in sito e collocate le circa 80 'pietre azzurre' formanti il cromlech.
In una terza fase, a partire dal 2000 a.C., furono disposte le pietre interne, provenienti da cave non molto distanti da Stonehenge. Di queste, solo sette sono oggi in sito. 
Un'ulteriore fase vide il collocamento di circa 20 'pietre azzurre? disposte ad ovale e, intorno al 1500, la formazione di altri due cerchi concentrici e la disposizione di ulteriori monoliti. 

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martedì 13 febbraio 2018

La preistoria. L'Età neolitica. L'incisione a graffito

La preistoria 

L'Età neolitica


Giara da Tel Hassan (Iraq) V millennio a. C.


Il Neolitico è il periodo più recente dell'Età della pietra: la pietra levigata sostituisce o si affianca a quella scheggiata di derivazione paleolitica. 
Tale processo alle origini in America Centrale, nella regione delle Ande, e nel Medio Oriente nei territori dell'odierna Turchia, dell'Iran e dell'Iraq.
A partire dal 9000 a. C., si diffuuse gradualmente fino ad interessare le coste del Mediterraneo e l'Europa orientale e settentrionale. In Italia l'inizio della fase neolitica è fatto risalire al 6000 a. C., con una diffusione a partire delle regioni meridionali e orientali. 
Da semplice utilizzatore del cibo cacciato, l'uomo diviene produttore mediante l'agricoltura e la pastorizia. A ciò corrisponde il processo di sedentarizzazione. 
L'uomo acquista nuove abilità: dall'agricoltura impara a tessere le fibre vegetali, intrecciando fibre e corde mediante rudimentali telai, e nel contempo impara a riconoscere i diversi tipi di pietre e a commercializzarle in base alle loro qualità e flessibilità agli svariati usi. 
Nel Neolitico, si assiste ad una differenziazione della produzione artistica, per culture e aree geografiche. 
La produzione che maggiormente aiuta a definire le diverse fasi e le aree di diffusione delle culture neolitiche è la ceramica. 
Alla fine del VII millennio, la ceramica esisteva in tutto il bacino del Mediterraneo. 
Omogenea diffusione in tutta l'Europa ebbe la produzione di vasi campaniformi, ovvero simili a una campana rovesciata. Essi presentavano decorazioni anche fitte costituite da linee parallele, diritte od ondulate, o più tardi da complessi motivi ad intreccio, cerchi o spirali. 
Le prime espressioni artistiche neolitiche devono essere ricondotte alla sfera religiosa, nella produzione di statue-stele, di statuette fittili o di incisioni e di dipinti in piccoli santuari, recanti figure ricollegabili alla Dea-madre generatrice della fertilità. 
L'uomo del neolitico ha acquisito una progressiva consapevolezza del proprio ambiente. 
Ciò trova conferma in tempi in cui le figurazioni assumono caratteri fedeli al vero, come il bisonte che troviamo nella Pittura rupestre dei Tassili, produzione sahariana del V millennio a. C. 
L'arte figurativa del Neolitico tende a generare nella maggior parte dei casi forme schematizzate. La figura è spesso riconoscibile attraverso pochi tratti: bastano le corna, le zampe, una linea per il corpo. Compaiono segni geometrici e quasi astratti, che evidenziano i caratteri che gli animali hanno in comune, cioè gli elementi distntivi di un tipo e di una specie. Lo stesso vale per la raffigurazione degli elementi naturali, ad esempio il Sole o l'uomo e i suoi oggetti come armi, ruote, carri, aratri,

L'incisione a graffito



Graffiti: questa tecnica consiste semplicemente nel "graffiare" la roccia, anche ripetutamente, con una punta metallica e con una pietra dura e appuntita. Il segno poteva essere poi variamente colorato con le terre in varie sfumature. 
L'arte delle inciosni è spesso legata all'attività religiosa. Forse si trasmetteva di sacerdote in sacerdote o da maestro ad allievo.
Lo schematismo delle incisioni a grafito ha forse origine nelle pitture e nele incisioni del versante iberico dei Pirenei, ma si è diffuso nel IV millennio in larga parte d'Europa. Ricordiamo i graffiti della Valcamonica, opera dei Camuni, le cui testimonianze si spingono dal Neolitico, fino all'avvento dei Romani nella valle (avvenuto nel 16 a.C:) e persino nel Medioevo, rappresentando un campo di studi vastissimo. 
Nelle opera camune i graffiti evolvono da un linguaggio schematico ad uno tipo naturalistico. 

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La preistoria. L'età paleolitica. L'immagine della donna nel paleolitico: le Veneri

La preistoria 

L'Età paleolitica


Cavallo con frecce. 15000 a.C. Grotta di Lascaux. Francia


Bisonte, 12000 a.C. circa. Grotta di Altamira (Spagna)


L'Età paleolitica (dak greco palaiòs, antico, e lithòs, pietra) si è sviluppata, attraverso diverse fasi di mutazione climatica e di profonde alterazioni  dell'ambiente. 
I primi materiali archeologici risalgono all'attività dell'Homo habilis, vissuto tra due e un milione di anni fa.  Sono rudimentali manufatti, soprattutto pietre scheggiate attraverso percussione (chopper).
Nel Paleolitico inferiore sono collocate le fasi dell'Homo erectus (fino a 200.000 anni fa) e dell'Homo sapiens. Quest'ultimo a partire da 35000-30000 anni fa, ha avvuiato in Europa la grande avventura dell'arte figurativa e dell'arte mobiliare, ovvero quella comprendente oggetti ornamentali o d'uso. 
In Italia la presenza dell'uomorisalirebbe ad un periodo compreso tra un milione e 800000 anni fa, come in tutta l'Europa centro-mediterranea. 
Ben più importanti sono i siti che testimoniano gli insediamenti di 600-500000 anni fa. 
Le testimoniianze dell'età paleolitica a noi giunte manifestano una concezione magica dell'esistenza elaborata dall'uomo: egli non sa darsi una spiegazione dei fenomeni della natura e il lampo, il tuono, la pioggia, il buio della notte sono eventi spaventosi ed inspiegabili. E' in questo periodo che l'uomo comincia a servirsi dell'immagine per esprimersi: scolpisce statuette, raffigura sulle pietre e sulle pareti delle grotte bisonti, renne, cavalli, cervi, mammuth. Utilizza la tecnica della pittura e incide segni sulle rocce, i graffiti rupestri. 
Le figurazioni hanno un carattere magico, e un fine pratico. Raffigurando l'animale, l'uomo del paleolitico vuole assicurarsi la sua cattura. L'atto figurativo diviene quindi un momento propiziatorio, una sorta di rito in cui, attraverso un forte processo di astrazione e di parteciipazione emotiva, vwngono anticipati eventi essenziali. Hanno grandi dimensioni e spesso l'autore sfrutta la sporgenza delle rocce per raffigurarne il volume.
Grande importanza assume in Europa l'arte parietale del Paleolitico superiore. Particolarmente diffusa in Spagna e in Francia, essa consiste in pitture e in disegni graffiti sulle pareti rocciose. 
L'archeologo A.Leroi-Gourhan, ha suddiviso la produzione paleolitica in quattro stili o periodi. 
Il I stile o arcaico, si colloca tra il 30000 e il 23000 a.C. ed è riferito alle testimonianze rinvenute sulle rive del fiume Vézère in Dordogna (Francia). E' caratterizzato da una forte semplificazione delle forme, da figure schematiche e simboliche individuate mediante contorni continui. Gli animali, generalmente buoi, bisonti, stambecchi, cavalli; sono per lo più graffiti o dipinti sui dolci rilievi delle rocce. Importanti rilevamenti sono a La Ferrassie e Laussel.
Nel II stile, sviluppatosi tra il 23000 e il 17000 a.C., le figure animali, spesso in gruppi erano veri e propri cicli parietali. Gli animali sono orrmai tracciati con segno nitido e flessuoso, anche se ridotto spesso al contorno, e mancano talvolta alcuni particolari come le zampe. 
Le figure del III stile, diffusosi tra il 17000 e il 15000 a.C. ad una maggiore definizione del tratto associano l'attenzione alle macchie di colore, soprattutto in ocra e in grigio. I corpi massicci mettono tuttavia in evidenza zampe piccole e sproporzionate, che appaiono quesi incoerenti con parti dell'animale rese addirittura in scorcio, come le corna. Appartengono a questo stile le figure delle grotte di Lascaux, di Pech-Merl, Roc de Sers (Francia) e di El Castillo (Spagna).
La tecnica realistica giunge a maturazione nel IV stile, sviluppandosi fino all'8500 a.C. circa. L'uso dei bruni e delle ocre è calibrato dai grigi di contorno, ottenuti con polvere di carbone. L'artefice utilizza con abilità lo scorcio, per offrire un saldo senso della possenza dell'animale.

L'immagine della donna nel paleolitico: le Veneri.


In tutto il Paleolitico la figura umana è poco frequente e comunque è resa in forme approssimative. Costituiscono un'eccezione le cosiddette Veneri statuette a tuttotondo scolpite in pietra, in osso o in avorio e rappresentanti figure femminili dalle forme molto accentuate.  
Le Veneri sono state rinvenute tutte in Europa, dalle coste dell'Atlantico alla Siberia (sono circa 140), ed hanno in comune la dimensione contenuta: dai due-tre centimetri ai 14.5 della Venere di Lespugue, ritrovata nelle Grottes des Rideaux in Francia. 
L'accentuazione dei caratteri della femminilità, mani e piedi, sono appena suggerite o mancano del tutto, forse perché la statuetta veniva conficcata tra le rocce della caverna o nei campi, secondo usanze rituali. 
Nell'Aurignaciano, tra il 30000 e il 25000 a.C. , erano sate riprodotte figure di animali gravidi per esaltare la funzione riproduttiva come garanzia di continuità della specie.
Le Veneri venivano poste all'interno dei templi o dei santuari, in relazione al culto della dea-madre. Ciò sarebbe suggerito dal rinnovamento, in Dordogna (Francia), di più statuette femminili in un'unica stazione archeologica, al centro dell'abitato paleolitico. Celebri sono, tra queste, il bassorilievo della Venere di Laussel, risalente al 23000 a.C. circa, e la Venere di Berlino. La loro presenza è anche da riferire al culto degli antenati, nel quale il tema della fecondità veniva associato a quello della continuità della vita, fondato sulla concezione sociale della famiglia o della tribù. 
Ciò può essere dal rinvenimento di alcune Veneri presso focolai o all'interno di capanne, quasi fossero idoli posti a protezione dei luoghi domestici. 
Ogni statuetta mette in rilievo gli attributi femminili, lasciando indeterminate le altre parti. E' il caso della Venere Impudica, rinvenuta a Laugerie Basse, mncante della testa e delle braccia.
La Venere di Lespugue, l'esecutore ha raggiunto una sintesi così elevata da inserire la forma umana in un volume romboidale. 
L'approccio astratto degli autori delle Veneri ha portato ad un'evidenza vlumetrica delle parti del corpo mediante un marcato principio di simmetria. Venere di Willendorf, in cui l'ipertrofia dei glutei, dei seni, del ventre e persino l'evidenza del pube sono sottolineate mediante interessanti accorgimenti, quali la posizione delle mani o la dettagliata acconciatura, che a sua volta annulla la presenza del viso. 

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lunedì 12 febbraio 2018

La preistoria

La preistoria 


Grotta di Lascaux (Francia)

Il termine "pewistoria" (dal latino "pré", prima e "hisòria", storia) individua un lunghissimo periodo che va dalla prima fase di stanziamento di gruppi umani in un territorio, fino alla comparsa di testimonianze scritte. Queste ultime, collocate all'inizio del IV millennio per i territori compresi tra la Mesopotamia e la valle del Nilo ("Mezzaluna fertile") e in fasi successive nel resto del vicino Oriente e dell'Europa. 
In Europa, la presenza di un linguaggio e di un'espressione scritta va riferita all'età del ferro, avviata mille anni prima di Cristo. 
La produzione scritta, leggi o testi religiosi e rituali, è accompagnata dalla costruzione di opere monumentali che identifichiamo come: megalitiche (dal greco mégas, grande e lithos pietra), in altri casi ha invece segnato la nascita di veri e propri sistem i urbani. 
E' possibile parlare della presenza di espressioni artistiche a partire dal Paleolitico superiore, o Età della Pietra antica, da circa 30.000 anni fa, quando alla produzione di semplici manufatti di tipo utilitario si affiancò la creazione di figure o segni ingtenzionalmente incisi, o dipinti su armi, su utensili o sulla roccia. A questi si aggiunsero una produzione scultorea di piccole dimensioni e l'organizzazione dei primi luoghi di culto. 
Solo doppo il 10.000 a.C., con il Mesolitico, o Età della Pietra media, l'uomo comincia ad addomesticare gli animali e ad abbandonare le caverne. Tale attitudine troverà compiutezza nella successiva fase del Neolitico (6.000 a.C. al 4.000 circa a.C.), o Età della Pietra nuova. 
Organizzato in insediamenti stanziali, l'uomo impara a levigare la pietra, affina le proprie capacità nella gestione dell'allevamento e dell'agricoltura. L'Età neolitica si coclude nei territori dell'Egitto e della Mesopotamia, nel IV millennio ed è seguita dal periodo del rame, del bronzo e quindi del ferro. In Europa, invece, l'Età del Ferro si avvia stabilmente non prima della fine del II millennio a. C. 
L'arte in Età preistorica assume di volta in volta significati diversi, riferibili, ad una funzione di tipo comunicativo, legata in molti casi ad aspetti magico - rituali. Prendiamo ad esempio i cicli di pitture di Età paleolitica rinvenuti sulle pareti delle grotte. 
Essi-  rappresentano in pevalenza i bisonti, tori, cavalli, renne, cervi, capre, segni atratti e più raramente l'uomo. L'artefice non è spinto da una semplice volontà descrittiva , ma da un'esigenza rituale. 
In tal senso la pratica figurativa può avere fini magici, in quanto vuole propiziare il buon esito della fertilità della terra. Questi possono associarsi o meno a specifici fini di culto, spesso rivolti a divinità naturali quali il Sole e gli astri. 

- 650000 - 120000 a.C. Paleolitico inferiore.
Uso del fuoco in Europa. Primi oggetti in pietra, lavorata per percussione. 
- 120000 - 35000 a.C. Paleolitico medio
Uomo di Neanderthal.
- 35000 - 10000 a.C. Paleolitico superiore
testimonianze in Europa (Area Mediterranea e Franco-Cantarbica, Nord Africa e Siberia). Pietra scheggiata in entrambe le facce (amigdala). 
- 10000 - 6000 a.C. Mesolitico
Una mutazione climatica determina la diminuzione del numero di uomini e animali. Nascita di piccoli insediamenti stabili; l'uomo si dedica all'agricoltura e all'allevamento. Produzione di coltelli, punte di lance, asce. 
- 6000 - 4000 a.C. Neolitico
L'uomo diventa sedentario. Pietra lavorata e levigata. Avvio della produzione di vasi di ceramica. Nascita delle culture fluviali nelle valli Mesopotamica, del Nilo, dell'Indo, dell'Hoang-ho.
- 4000 - 3000 a.C. Eneolitico (o età del rame)
Inizia la lavorazione del rame.Numerose testimonianze di cultura materiale (armi, utensili, ecc.)
- 3000 - 1000 a.C. Età del bronzo
Si sviluppa la lavorazione dei metalli. Civiltà in Egitto, Mesopotamia, Egeo. In Italia settentrionale sorgono le terramare. 

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giovedì 8 febbraio 2018

Firenze: la svolta Rinascimentale. Il Rinascimento. Il Rinascimento nelle arti figurative: caratteri principali. L'invenzione della prospettiva. Un nuovo approccio all'antico. Il ruolo del De Architectuura di Vitruvio nella teoria architettonica rinascimentale

FIRENZE: LA SVOLTA RINASCIMENTALE

IL RINASCIMENTO

Il rinacimento nelle arti figurative: caratteri principali


Sarcofago di Mate e Rea Silvia. II-III sec. d. C. Roma


Le art figurative vengono investite dalla stessa volontà di rinnovamento delle lettere. 
Ricerche portate avanti nel corso del Trecento (per esempio quelle sulla resa dello spazio) trovano ora un approfondimento tale da configurarsi come una svolta radicale. 

L'invenzione della prospettiva

La rappresentazione dello spazio: viene ora vincolata a regole geometriche, viene siistematizzata: nasce, ad opera di Filippo Brunelleschi, la prospettiva centrale, un sistema in grado di rappresentare su un piano (bidimensionale) la tridimensionalità degli oggetti e la loro posizione nello spazio. Brunelleschi, sperimentòi risultati delle sue ricerche in due tavolette, ora perdute, raffiguranti il Battistero di San Giovanni visto dalla porta centrale di Santa Maria del Fiore e Piazza della Signoria vista dall'angolo nord-occidentale (da dove l'attuale via dei Calzaiuoli si immette nella Piazza). 
L'immagine del Battistero era stata dipinta da Brunelleschi su una lastra d'argento brunito, sulla quale si specchiava il cielo vero. La tavoletta non doveva essere guardata direttamente, bensì riflessa in uuno specchio attraverso un foro procurato sul retro della stessa. Lo spettatore osservava così l'immagine dell'unica posizione corretta, (quella che permette di realizzare l'illusione della profondità), in coincidenza con il punto di vista, centro della composizione. 
Con questo esperimento Brunelleschi voleva dimostrare che le rette ortogonali, tra loro parallele nell'oggetto da raffigurare, concorrono, nella rappresentazione, in un unico punto di fuga, definito dall'artista. 
Stabilendo un punto di vista ed un punto di distanza, egli poteva giungere - mediante i teoremi sulla similitudine dei triangoli della geometria euclidea - a definire le diminuzione di dimensione proporzionalmente alla distanza dallo spettatore. 
Se a Brunelleschi spetta l'invenzione della prospettiva, a Leon Bttista Alberti, va il merito di averne codificato il sistema trattandolo teoricamnte nel De Pictura (1436).
La prospettiv non è che uno dei modi possibili per rendere una convenzione rappresentativa, basata su un'astrazione matematica, che noi sentiamo naturale solo per abituine. Il nostro occhio vede in realtà in modo diverso: percepisce linee curve anziché rette e vede immagini sfocate ai margini. 

Un nuovo approccio all'antico


Donatello. Busto di Noccolò da Uzzano. Firenze


Nanni di Banco. San Luca. 1408-1413



Mancava al Medioevo la coscienza che i classici "appartenevano a un mondo remoto e concluso". 
L'acquisizione di questa consapevolezza è una delle maggiori conquiste del Rinascimento: è un cammino lungo e complesso, nel quale gli umanisti vengono perfezionando la pratica della filologia e gli artisti prendono sempre più consapevolezza delle peculiarità dell'arte antica e di ciò che la differenzia dalla loro. 
L'antico viene indagato dagli artisti rinascimentali con la volontà di ritrovarne lo spirito. E' ciò che si propone ad esempio, il Busto del patrizio fiorentino Niccolò da Uzzano realizzato da Donatello, che riporta all'attualità la tipologia romana del busto-ritratto, pur senza piegarsi ad una pedissequa imitazione. 
Nanni di Banco, una delle principali personalità del primo Rinascimento, impegnato in una precoce e sentita rivitalizzazione della tradizione scultorea romana, come dimostra la statua di San Luca, eseguita dal maestro per la tribuna del Duomo fiorentino. 
La nuova attenzione per l'uomo fa sì che gli artisti ne studino le proporzioni, la precisa rappresentazione anatomica, la resa dei moti dell'animo. Ne deriva un'arte che dà importanza alla sintesi, concentrata sulla rappresentazione dell'elemento umano, priva di orpelli decorativi. 

Il ruolo del De Architectura di Vitruvio nella teoria architettonica rinascimentale



In architettura, il recupero dell'antico avviene, anche tramite l'approfondimento del testo del De architectura di Vitruvio ingegnere militare e tecnico negli anni di Cesare e del secondo triumvirato. 
L'ampio e spesso disorganico testo vitruviano si occupa di disparati argomenti: si va dalla ricostruzione della nascita dell'umanità, e dell'edilizia alla trattazione della cultura e della formazione necessarie all'architetto, alle nozioni sui materiali costruttivi, sugli edifici e sulle loro tipologie, all'astronomia, alla descrizione precisa di macchine civili e militari. 
Il De Architectura fu posseduto da Petrarca, Niccolò Acciaiuoli e forse anche dal Boccaccio. 
Con il Quattrocento l'interesse per il trattato latino passò dall'ambito dei letterati a quello degli artisti, che presero ad approfondirlo. affidandovi lo studio degli antichi edifici romani. 
I testo latino, veniva incontro nel Rinscimento a molte attese degli architetti: oltre a poter essere utilizzato come valido repertorio storico sugli artisti classici, ricco di aneddoti e decorazioni di antiche opere perdute, esso costituiva uun immenso bagaglio di dettagli tecnici e di notizie sugli edifici, sugli ordini, sulle decorzioni. 
Vitruvio, nel Libro I, aveva tracciato un profilo assai lusinghiero dell'architetto, che doveva possedere un'ampia cultura generale, di ottica, medicina, acustica, filosofia. Egli era mosso da un'esigenza molto sentita anche dai suoi "colleghi" rinascimentali: quella di conferire alla figura dell'architetto un forte prestigio sociale e culturale. L'architettura è imitazione dell'ordine "provvidenziale"della natura e per questo chi la esercita deve essere dotato di vasta e ricca cultura. 
Se a Leon Battista Alberti si deve - con il De Aedificatoria (1452) - la trattazione organica e personale di buona parte degli argomenti messi in campo dal de Architectura, a Francesco di Giorgio Martini era riconosciuto il merito di aver tentato per primo l'immane impresa di una traduzione integrale del trattato vitruviano. 
L'interesse per il De Architectura non venne meno nel corso del Cinquecento, quando videro la luce la splendda ediizione del 1511 a cura di Frà Giacomo da Vwerona, in grado di restituire un testo, corredato da un ricco apparato iconografico, e la prima versione italiana a stampa del trattato latino, pubblicata a Como nel 1521ad opera del pittore e architetto milanese Cesare Cesariano. 

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domenica 4 febbraio 2018

La linea espressionista. Una generazione in marcia verso l'espressione. Le linee dell'Espressionismo europeo. I principi estetici dell'Espressionismo

La linea espressionista

Una generazione in marcia verso l'espressione


La Danza della vita. Edvard Munch. 1899-1900


Non vi fu un unico ceppo dal quale perse corpo una poetica di gruppo omogenea, ma tanti focolai dispersi soprattutto nell'Europa del Nord. Comune a tutti questi nuclei fu l'esigenza di esprimere attraverso la pittura stati d'animo (di qui appunto il termine Espressionismo) più che oggetti e fenomeni della visione. 
In questo senso la pittura accesa ed emotiva che caratterizzò gli Espressionisti si contrappose a quella, altrettanto vivace ma più indifferente sul piano delle emozioni, che fu propria dell'Impressionismo. 
Si presta attenzione all'introspezione, al modo in cui la sensibilità individuale coglie il mondo. 
Il termine Espressionismo nacque appunto in diretta contrapposizione a quello di Impressionismo. Si descrive con esso uno stile legato alla soggettività, con radici che, si possono trovare nel Michelangelo del non-finito, nell'ultimo Tiziano, nel Goya politico, e con un'eredità che si spinge fino ad artisti del secondo dopoguerra come Francis Bacon, Georg Baelitz e Anselm Kiefer. 

Le linee dell'Espressionismo europeo

- Radici: Vincent van Gogh, Paul Gaugain
- Precursori: James Ensor, Edvard Munch
- Espressionismo francese: Fauves: Henri Matisse, André Derain, Maurice de Vlaminck, Kees van Dongen. Ecole de Paris espressionista: Chaim Soutine, George Rouault
- Espressionismo tedesco: A Dresda e Berlino: Die Brücke: "Il ponte": Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schimdt-Rottluff, Otto Müller, Emil Nolde, Maw Pechstein e altri
A Monaco: Der Blaue Reiter, "Il cavaliere azzurro": Vasilij Kandisnskij, Franz Marc, August Macke, Alexej von Jawlenskij.
- Espressionismo austriaco: a Vienna: Oskar Kokoschka, Egon Schiele

I principi estetici dell'Espressionismo

Il critico che ha costruito la teoria più calzante a proposito dell'estetica professionista fu Wilhem Worringer, nel suo libro Astrazione ed Empatia, pubblicato nel 1908. 
I punti fondamentali che Worringer individua nell'arte espressionista sono: 
- Ritorno ai primitivi;
- Rivalutazione dell'arte gotica tedesca; 
- Valorizzazione dell'arte popolare folkloristica;
- Liberazione della forza del colore;
- Distorsione ed esagerazione dei tratti figurativi;
- Eliminazione dell'illusionismo prospettico;
- Rappresentazione della nattura in senso simbolico e panteistico, così da identificarla con il principio divino. 

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