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mercoledì 13 marzo 2019

Masaccio. Masaccio e Masolino nella Cappella Brancacci

MASACCIO

Masaccio e Masolino nella Cappella Brancacci

L'intricata vicenda storica della Cappella Brancacci


Cappella Brancacci


Masolino da Panicale. Adamo ed Eva dell'Eden. 1424-1425


Masaccio. Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso. 


Masaccio. Il tributo


Masolino. Guarigione dello storpio e resurrezione di Tabita. 1425


La distribuzione dei beni. 1426-1427


Masaccio. San Pietro risana gli infermi con la propria ombra. 1426-1427










La decorazione della Cappella voluta nella Chiesa fiorentina del Carmine da Pietro Brancacci; fu commissionata a Masolino e a Masaccio nel 1424 da Felice Bran<cacci. 
I due dovettero mettersi al lavoro assai presto e quando, tra il 1426 e il 1427, Masolino lasciò Firenze per recarsi a lavorare in Ungheria, Masaccio portò avanti da solo l'impresa. 
La morte di Masaccio nel 1428 a Roma, e l'esilio di Brancacci, fecero si che la cappella - della quale erano statifino ad allora realizzati la votla con gli Evangelisti, tutta la parete di fondo e i due registi superiori delle pareti laterali (lunettoni compresi) con le Storie di San Pietro, Adamo ed Eva nell'Eden e la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso - rimanesse incompiuta fino al 1481, quando Filippino Lippi completò le storie del registo inferiori delle pareti laterali. 
Nel frattempo, nel 1460, i Carmelitani avevano fatto trasportare sulla parete di fondo la tavola duecentesca della Moadonna del Popolo, distruggendo l'affresco con il Martirio di San Pietro. 
Nel 1746-48, quando la volta venne rialzata e decorata da nuovi affreschi portando alla distruzione dei lunettoni e delle vele della volta quattrocentesca. 
Alle trasfoormazioni subite dalla cappella, si agiunse nel 1781 la disgrazia di un incendio, che annerì la cromia degli affreschi, riportati alle squillanti tinte originarie solo dopo l'ultimo restauro. 

La disposizione degli affreschi di Masaccio e Masolino

Le Storie di San Pietro sono affrescate sulle tre pareti delle cappelle, inquadrate da una finta architettura a paraste corinzie; la loro organizzazione prospettica è pensata, con un unico punto di vista, per uno spettatore fermo al centro della cappella. 

Masaccio e Masolino a confronto

Signi

ficativo è il raffronto istituibile tra Adamo ed Eva nell'Eden di Masolino e la Cacciata di Adamo ed Eva dell'Eden di Masaccio. 
Le eleganti figue dipinte da Masolino. I loro gesti e le espressioni non tradiscono la minima profondità psicologica. 
I progenitori di Masaccio, pogggiano invece saldamente sul terreno, plasticamente rilevati e colpiti da una livida luce, che ne proietta le ombre. Adamo ed Eva esprimono, pur con gesti contenuti di disperazione e di vergogna, un dolore profondamente umano. La conoscenza della statuaria antica, è sempre passata al vaglio dello studio del 'naturale'. 
Le differenze tra i due artisti si manifestano nelle scene più complesse: la Guarigione dello storpio e la Resurrezione di Tabita di Masolino e il Tributo della moneta di Masaccio. 
La prima storia: Masaccio rompe l'unità della scena, creando diversi gruppetti autonomi di elegantissime figure, pacati attori del dramma sacro. Colori brillanti e una luce soffusa e delicata rasserenano ulteriormente la scena. 
Il Tributo di Masaccio (dal Vangelo di Matteo, 17, 24-27; Cristo invia Pietro al mare, al centro, Pietro trova la moneta nella bocca del pesce, a sinistra Pietro paga il gabelliere) intorno alla figura di Cristo, centro morale e fisico, circondato dal gruppo degli Apostoli disposto a esedra. Dietro di loro si apre un profondo paesaggio, al quale sono applicate con grande cura le regole prospettiche (rusultano scorciati gli alberi, le montagne e le stesse nuvole). 
Luce ed ombre definiscono paesaggio ed architetture e torniscono le figure, sbalzandole in superficie. 

L'evoluzione di Masaccio negli ultimi affreschi dipinti 

L'approfondimento della realtà raggiunge esiti straordinari nelle scene dedl registro inferiore della parete di fondo: la Distruzione dei beni e San Pietro risana gli infermi con la sua ombra. 
In esse Masaccio attualizza la storia sacra, ambientandola nelle strade di Firenze, della quale mette in risalto, pur nell'infermità e nella povertà, una straordinaria e paradigmatica dignità umana 

lunedì 11 marzo 2019

Masaccio

MASACCIO


Masaccio. Trittico con Madonna in trono e Santi. 1422

L'uomo come centro fisico e morale della pittura

La rivoluzionaria attività di Masaccio, terzo padre riconosciuto del Rinascimento si circoscrive, dal 1422, anno in cui termina la prima opera pervenutoci dal 1428, quando muore in circostanze sconosciuta a Roma. 
Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio (1401-1428), giunge a Firenze giovanissimo nel 1417 da San Giovanni Valdarno e stringe subito amicizia con Brunelleschi e Donatello, aderendo entusiasticamente ai primi fermenti rinascimentali. 
Masaccio dà corpo ad una nuova pittura, della quale l'uomo è centro fisico e morale, figura dotata di sentimenti e di passioni e caratterizzata da un corpo solido descritto sulla scorta della lezione dell'antico e dello studio dal vero. 
La base dell'arte di Maasccio è costituita da una geniale rilettura della pittura di Giotto, e dallo studio delle opere di Donatello e di Nanni di Banco. 

Le prime affermazioni della pratica massaccesca


Masaccio e Masolino da Panicale, Sant'Anna Mettèrza. 1424


La poetica massaccescaappare già manifesta in quella che è la prima opera nota del pittore: il giovanile trittico di San Giovenale (Regggello, presso Cascia) del 1422, in cui lo spazio appare già unificato prospeticamente e le figure sono solidamente costruite. 
Sant'Anna con la Madonna e il Bambino (Sant'Anna Mettérza) degli Uffizi, databile al 1424. 
Si tratta della prima opera che vede collaborare Masaccio e il più anziano Masolino da Panicale, artista di formazione gotica intternazionale: non ci sono note le ragioni del loro sodalizio, destinato a rinnovarsi nella realizzazione dagli affreschi della Cappella Brancacci (1424-28) e motivo della chiamata di Masaccio a Roma nel 1428.
La Madonna con il Bambinno e l'anelo reggicortina in alto a destra, dipimti da Masaccio, sono modellati con un ampio uso di ombre e con un effetto plastico, scultoreo: energica, volitiva e consapevole, la Madonna tiene fermo per una gamba il piccolo Gesù, che è caratterizzato come un bambino vero e vivace. 
La Sant'Anna e gli angeli reggicortina di Masolino, sono dipinti con grande attenzione alla linea fluida, alla delicatezza degli incarnati ed alla prezosità degli accordi cromatici, ma stentano ad emergere dal fondo. 

Il Polittico del Carmine di Pisa (1426)


Masaccio. Madonna col Bambino. 1426


Masaccio, Crocifissione, 1426


Masaccio. Sant'Andrea, 1426


Masaccio, L'Adorazione dei Magi. 1426





Il Polittico del Carmi dei Pisa, commissionato a Masaccio nel 1426 da ser Guglielmo di Colino degli Scarsi per la propria cappella di famiglia intitolata ai Santi Giuliano e Nicola da Bari.
La tavola centrale del Polittico: ossia su un trono marmoreo, la Vergine s china pensosa sul Bambino intento con avidità a manigare gli acini di un grappolo d'uva che la Madre tiene nella mano. 
Umanissima è la descrizione del rapporto madre-figlio, come assai reale è la resa fisica delle figure, i cui volumi sono esaltati da una lucce calda, solare, che Masaccio fa riverberare dal fondo oro della tavola, tresformato in specchio luminoso. Il tema sacro viene profondamente umanizzato, con in questi anni Masaccio va facendo sule pareti della Capella Brancacci. 

La Trinità di Santa Maria Novella


Masaccio, La Trinità, 1426-1428


Tra il 1426 del Polittico del Carmine e il 1428, anno in cui Masaccio parte alla volta di Roma, per dipingere con Masolino nella Chiesa di San Clemente, datato: l'affresco raffigurante la trinità, dipinto in Santa Maria Novella. 
L'architettura, chiaramente esemplata su quella delle opere brunelleschiane, tanto che spesso lo si è attribuita il progetto o alla esecuzione di Filippo: Msaccio dipinge un vano coperto da una volta a botte a lacunari, introdotto da un arco poggiante su colonne ioniche e affiancato da due colonne corinzie. 
L'uso ardito delle regole prospettiche ai fini illusionistici rende quest'architettura assolutamente reale, scorciata dal basso in relazione ad un osservatore con gli occhi all'altezza del ripiano su cui poggiano i due committenti. 
Le regole della prospettiva, applicate anche alle figure di Maria e di San Giovanni dipinte in forte scorcio, vengono meno in quelle del Padre Eterno e dell'umanissimo Cristo crocifisso: una licenza, a voler dire che el figure divine devono forzatamente sfuggire alle regole della visione ottica e prospettica, ed un artificio, che permette alle due figure centrali del dipinto, di apparire più icombenti e solenni.