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martedì 9 aprile 2019

Edvard Munch. Il grido 1893

Edvard Munch. Il grido 1893


Edvard Munch. Disperazione. 1892


Edvard Munch. Angoscia. 1894


Edvard Munch. Il Grido. 1893




Il sentimento dell'angoscia viene trasferito allo spettatore non soltanto dal tema e dai colori, ma anche da alcune peculiarità della composizione. La figura del protagonista parte dal centro del quadro, in basso, ma poi devia leggermente senza peraltro arrivare a occupare decisamente la destra della composizione. Il bordo superiore della testa occupa quasi il centro della linea mediana della tela, ma il nucleo dell'attenzione, l'ovale della bocca, risulta spostato verso il basso e oppresso dalla parte alta della composizione, più forte anche in termini di colore. 
Munch qui ci impedisce di indentificare la sua composizione con qualsiasi schema già praticato dalla storia dell'arte dunque, in un certo senso "pacifico". Il quadro è diviso dalla diagonale della staccionata: manca un piano orizzontale evidente, una base sicura su cui appoggia le figura. 
Il quadro ppotrebe rimandare alla perdita precoce della madre si è anche ipotizzato che il cielo rosso rimanda al sangue della madre morente, vista da Munch bambino in una crisi di tubercolosi. L'andamento labirintico delle curve al di sopra della testa sembra un prolungamento delle ellissi conccentriche della bocca, del viso mummificato dalla paura, delle mani intorno alle orecchie. 
I fiordi e il cielo, la natura diventano prolungamento del sentire dedl protagonista, un labirinto fatto di linee ondulate, seguendo le quali l'occhio vaga senza punti di riferimento stabili: ricordiamo che il timore della perdita dell'equilibrio psichico, della follia, caratterizzò l'intera vita dell'artista. 
Il quadro indica una compenetrazione tra le sensazioni individuali e la natura, che ricorda la sinestesia (unione di sensazioni provenienti da organi diversi) cara al poeta francese Baudelaire e, a tutta la filosofia e la letteratura del Romanticismo, soprattutto nella sua versione tedesca. 
In questo caso l'armonia si spezza: la natura non regala più all'uomo alcuna serenità. 
L'individuo rimasto solo, ferito, trasferisce la natura il proprio senso di perdita e la trasfigura in un lago di sangue (il rosso) e di lutto (il blu-nero). 
La vita stessa (la strada) è una pista scoscesa e impossibile da percorrere, paralizzati come siamo nell'inquietudine che avvolge, insieme a noi, tutte le cose. 
Le iopere di Munch possono essere collegate da una medesima visione pessimistica della vita, come si evince già dai titoli dei dipinti Disperazione, del 1892, e Angoscia, del 1894. Vi rivediamo la stessa composizione formale presente nel Il Grido, con un rapporto figura/sfondo che crea un dispositivo sapiente: il viso della figura in basso a destra pemette di stagliare il viso della figura in basso a destra direttamente sulla scena di un paesaggio naturale inquietante e insanguinato, gli antipodi del rapporto di osmosi tra natura benigna e figura messo in scena dai ritratti rinasciemtali. 

venerdì 2 marzo 2018

Edvard Munch. Una visione tragica della vita. Fonti e tecnica

Edvard Munch


Edvard Munch


Una visione tragica della vita


Il bacio 1897


La bambina malata. 1885-1886


Edvard Munch (1863-1944), il più importante dei pittori norvegesi, uno dei due principali precursori della pittura espressionista. 
Vide morire di tubercolosi la madre quando egli aveva cinque anni e poco dopo perse allo stesso modo la sorella maggiore; suo padre, un medico ossessionato dalla religione, morì lasciandolo completamente solo quando aveva diciotto anni. 
Malgrado il suo fascino, ebbe un rapporto difficile con le donne, seguendo, in questo, un atteggiamento misogino tipico degli intellettuali del suo tempo. Già da un quadro precoce come Il Bacio, si rivela come egli vedesse il rapporto tra maschio e femmina: come un amplesso in cui l'identità maschile poteva essere messa in pericolo, quasi assorbita da una donna-mantide. 
Contribuì a una visione tragica della vita l'atmosfera in cui Munch si formò, quella stessa Norvegia ossessionata da convenzioni bigotte e afflitta dalla depressione a cui si devono i drammi teatrali di Ibsen e le opere di Strindberg. 

Fonti e tecnica


Sera sulla via Karl Johann


Munch fu anche un grande viaggiatore e conobbe le maggiori correnti artistiche europee: le sue fonti furono la linea curva dell'Art Nouveau e la pittura simbolista. 
Nel 1885 visitò Parigi per la prima volta, dove venne influenzato da artisti come Toulouse-Lautrec, Degas, Van Gogh e soprattutto da Gauguin. 
A Parigi vide in una mostra alcuni reperti Maya, tra cui una mummia in posizione fetale, che lo impressionarono profondamente: i visi della sua pittura successiva, così scarni da sembrare teschi, ne sono una reminiscenza. 
La bambina malata (1885-1886), che non mancò di suscitare scandalo: benché il tema fosse convenzionale (si parlava allora di "pittori dei cuscini" alludendo a coloro che ritraevano la malattia), la tecnica nervosa ed essenziale in cui era stato dipinto creò sconcerto e disprezzo nella critica, tanto che le mani delle due donne, congiunte in un saluto estremo, vennero paragonate a purea di aragosta. Nel 1892 fu organizzata una mostra pubblica di sue opere a Berlino, chiusa per lo scandalo suscitato ancora una volta dalla tecnica utilizzata: una pittura disinvolta che lasciava ampi margini al non finito, con stesure apparentemente sciatte di colore opaco, in cui si riconoscevano il gesto della mano e della setola del pennello.
La notorietà che gli derivò da quell'episodio e l'affetto di molti giovani artisti tedeschi, che fondarono la Secessione Berlinese, lo convinser a rimanere in Germania: il suo periodo creativo più fertile si verificò durante la sua permanenza a Berlino, dal 1892 al 1908, salvo un viaggio a Parigi nel 1895.  
Il suo stile di vita vagabondo, lo condusse nel 1908 a una crisi nervosa, dopo la quale venne internato per otto mesi a Copenaghen e che determinò il suo ritorno definitivo in Norvegia. Visse il resto dei suoi anni in una grande casa di Oslo, della quale usava solo poche stanze: alla sua morte si trovarono ammassati un migliaio di quadri, sei sculture e un'enorme quantità di grafiche; per volontà di Munch questo patrimonio venne lasciato alla città; dove dal 1963 gli fu dedicato il Munch Museet. 

I temi della pittura di Munch


Madonna 1894-1895


Pubertà 1894



Munch, cercò di descrvere le proprie emozioni in modo da generalizzarle, adattandole alla vita interiore di qualsiasi uomo, "Il fregio della vita", un unico scorrere epico di immagini, emozioni e ricordi. 
Nel suo diario si legge: "Non è precisamente mia intenzione icostruire la mia vita. Piuttosto è mia intenzione cercare le forze segrete della vita, per tirarle fuori, riorganizzarle, intensificarle allo scopo di dimostrare il più chiaramente possibile gli effetti di queste forze sul meccanismo che è conosciuto come vita umana, e nei suoi conflitti con altre vite umane".
Perfezionista e tormentato anche nello stile dalla costante incapacità di optare per una scelta definitiva, ovvero da ciò che il filosofo danese S. Kierkegaard definì il sentimento dell'angoscia, Munch ha espresso la sua ricerca in molte variazioni su di uno stesso tema, in soggetti sovente ripetuti con tecniche diverse: olio, tempera, xilografia, acqurello. Così, ora la pittura è materica, ora piatta e non finita, ora indurita dagli effetti bianconeri dell'incisione su legno. 
La sessualità è ciò che conduce alla vita ma anche alla morte, come "supremo inganno", A. Schopenhauer: lo si deduce dalla serie della Madonna (1895): questa figura sensuale ma cadaverica, al confine tra passione fisica e malattia, in una prima versione è corredata da una cornice sulla quale sono dipinti spermatozoi che si indirzzano verso un feto: vita e morte, piacere e dolore sembrano essere aspetti indissolubilmente connessi. 
La società è interpretata come un luogo dove la solitudine di ciascuno resta incomunicabile: lo dicono gli sguardi allucinati e stretti nel silenzio del dipinto Sera sul viale Karl Johan (1892), che ritrae una passeggiata più simile a un corteo funebre, e i visi altrettanto muti de Il letto di morte (1896), una veglia in cui i familiari non si confortano a vicenda, ma anzi constatano e aumentano lo sconforto reciproco. L'individuo rimane solo, come nella famosa serie de L'urlo (1893) e in Pubertà (1894): nel quadro una ragazza, ancora bambina nel busot è già doonna nelle anche, copre il suo ventre nudo con una croce fatta dalle braccia. La croce è simbolo di morte e va a segnare il punto da cui nasce la vita. Sul muro retrostante, appare a minacciarla, la sua stessa ombra, simbolo insieme di ciò che ha già vissuto e di ciò che l'aspetta. 
Nei quadri di Munch, la sofferenza suggerisce delle precise sooluzioni formali: l'ansiia viene rappresentata da aloni attorno alle teste; l'incombenza della follia dai colori rossastri dei cieli; la paura dalle fughe prospettiche inaspettate su cui corrono strade, stacccionate, ponti, letti; il distacco dalla realtà visibile e il contatto con quella interiore dalla labilità ricorrente dei confini tra le figure e il loro sfondo. 

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